Russiagate, apocalisse su Trump: ora nel mirino c’è il genero-consigliere

Trump nel mirino: e adesso la furia detrattrice dei frondisti interni – testate storiche in testa a tutti – si concentra sul Russiagate. Ed è inevitabile riscontrare come, per quanto Obama sia stato un presidente sostenuto, applaudito e sponsorizzato, il neo inquilino della Casa Bianca sia invece osteggiato, ostracizzato e criticato. Un presidente votato a stragrande maggioranza, evidentemente gradito agli elettori ma ostacolato – tra ristrutturazioni interne e strategie di politica estera – da media e poteri forti. Negli stati Uniti come all’estero. Insomma, oltreoceano impazza lo sport favorito in questo momento da media, sociale democratici: tessere la tela del ragno contro Donald Trump.

Russiagate, apocalisse contro Trump

Dunque, costantemente inclini ad arrivare all’impeachment i giornalisti del Washingotn Post soprattutto,  fedeli all’immaginario – non solo cinematografico – che li vuole fautori di un nuovo Watergate, a caccia di scoop e di scandali dell’ultim’ora, hanno sganciato l’ultima bomba mediatica: gli investigatori al lavoro sul caso Russiagate avrebbero individuato un alto funzionario della Casa Bianca come «persona d’interesse» nell’indagine portata avanti dall‘Fbi. Non solo: in una sorta di manovra a tenaglia contro Trump e il suo establishment istituzional-familiare, raccogliendo rumors e indiscrezioni – e sempre in nome di quel giornalismo investigativo che tanto immaginario cinematografico a stelle e strisce ha alimentato – hanno scatenato un putiferio mediatico intorno al fatto che possa trattarsi proprio di Jared Kushner, genero e consigliere del tycoon. La voce, assurta a summa scandalistica di una ridda di indiscrezioni, è rimbalzata alla velocità della luce sui social media e nelle copertine dei tg, senza che però sia arrivato mai finora il conforto di un’autorevole conferma: neppure da parte di altre importante testate.

Rumors e indiscrezioni montate ad arte come accuse

E allora, come riportano in queste ore diverse siti e testate statunitensi, e come postato in rete, l’Independent si sarebbe limitato a riprendere ed elevare al quadrato quanto già sostenuto sul web da un inviato del New York Times, secondo cui il “mister X” additato dagli investigatori sarebbe proprio Kushner: un informazione, ha ritwittato il giornalista d’oltreoceano, confermata a lui da non meglio definite «quattro persone». Mentre il Washington Post si è limitato a ribadire come ad avere contatti con il Cremlino siano stati, oltre al famoso genero, anche il segretario di Stato Rex Tillerson e il ministro della Giustizia, Jeff Sessions. E, ha rilanciato sul social dei cinguettii anche l’analista legale della Nbc, Ari Melber, come, solo uno dei tre, in realtà, lavori alla Casa Bianca, individuando quindi in Kushner il soggetto nel mirino degli aggiornamenti investigativi. La matassa è aggrovigliata, insomma, e le possibilità che si “impicci” ulteriomente aumentano di ora in ora. Nel frattempo l’ex capo dell’Fbi, James Comey che guidava le indagini sul Russiagate, licenziato dalla Casa Bianca, ha accettato di testimoniare sul suo ruolo nello sviluppo della valutazione della comunità dell’intelligence sulle ingterferenze della Russia nelle elezioni 2016», in una riunione aperta, di fronte alla Commissione intelligence del Senato: un’audizione che suona già come una dirimente testimonianza a cui gli americani affidano le speranze che possa farsi chiarezza uan volta per tutte. E che il groviglio amatassato da media e web possa finalmente sciogliersi una volta per tutte.