Roma, Alemanno: «Dalla Raggi un pericoloso libro dei sogni sui nomadi»

«Un pericoloso libro dei sogni: non si può definire in altri termini il confuso Piano per l’emergenza nomadi, prodotto dalla Giunta Raggi».  Così Gianni Alemanno definisce il programma annunciato oggi dalla sindaca di Roma. «Solo chi non comprende minimamente le dinamiche che generano l’emergenza nomadi nella nostra città – prosegue il segretario nazionale del Movimento nazionale per la sovranità –  , può mettere in fila una serie così sconcertante di sciocchezze e di utopie. L’errore fondamentale è quello di pensare che la presenza di nomadi nella nostra Capitale sia esclusivamente quella censita nei nove campi attrezzati attualmente esistenti».

In realtà – spiega Alemanno – i nomadi presenti a Roma sono «almeno il doppio e sono in larga parte distribuiti in micro accampamenti provvisori non censiti da nessuno». E non solo: «La creazione di condizioni di favore nei confronti di queste etnie, come l’offerta di percorsi privilegiati per il lavoro e per le abitazioni, non farà nient’altro che attrarre sul nostro territorio cittadino nuovi arrivi di nomadi provenienti da tutta Europa. Per ogni famiglia nomade a cui sarà regalato un posto di lavoro o peggio ancora un’abitazione, spunteranno fuori altre due famiglie che chiederanno di ottenere gli stessi diritti, in una città che non riesce dare casa neppure ai propri cittadini».

«Quello che manca clamorosamente al progetto grillino – conclude Alemanno –  è una forte spinta sul versante della legalità, del controllo sociale e del contrasto a ogni forma di criminalità che nasce nei campi nomadi. Per costringere i nomadi ad una scelta netta tra andarsene da Roma o rispettare le regole come ogni normale cittadino, c’è soltanto una strada: quella di una dura e rigorosa vigilanza – che ai tempi della Giunta di centrodestra esisteva ma è stata cancellata per demagogia da Ignazio Marino – che impedisca ai nomadi di sopravvivere nella nostra città attraverso lo svolgimento di attività più o meno illegali. I romani devono sfrondare dalle belle parole e dalle pie intenzioni questo Piano e denunciarlo come un nuovo attentato alla sostenibilità sociale e alla sicurezza della nostra città».