Renzi non si fida più di Padoan e vuole “pargheggiarlo” alla Banca d’Italia

Da domenica sera, giorno in cui ha riconquistato la segreteria del Pd, sono passati solo pochi giorni. Ma si può scommettere che non si contano le volte in cui Matteo Renzi avrà sognato di impartire ai suoi lo stesso ordine lanciato da Russel Crowe nel Gladiatore: «Al mio segnale, scatenate l’inferno». Un sogno, appunto. Perché Renzi è solo il leader del Pd, non dispone di arcieri, catapulte e palle infuocate. E anche se li avesse, difficilmente li potrebbe usare contro il bersaglio ipotizzato, quel governo Gentiloni che rappresenta l’ultimo diaframma frapposto alle elezioni anticipate.

Renzi teme una manovra “lacrime e sangue”

La questione è vecchia, ma è tornata d’attualità come effetto indotto dalle primarie. Renzi è convinto che l’investitura da parte dei militanti del Pd abbia definitivamente “sbianchettato” il disastroso esito del referendum del 4 dicembre scorso che lo costrinse alle dimissioni da Palazzo Chigi. Renzi vorrebbe tornarvi. Ma la strada è minata. Non solo dalla presenza di Gentiloni quanto dalle scadenze in vista. A partire dalla manovra economica del prossimo autunno che, complice anche gli impegni assunti in sede Ue dallo stesso Renzi, dovrebbe essere una di quelle “lacrime e sangue”. Non farla, significa incorrere in sanzioni pesantissime da parte di Bruxelles. Farla, invece, equivarrebbe quasi certamente a perdere le elezioni nel 2018. Che fare, dunque?

Affari Italiani: il ministro  al posto di Visco

A dar retta al sito on line Affari Italiani Renzi starebbe ragionando su una doppia opzione: le elezioni anticipate, cui però sono pronti a sbarrare la strada l’intero vertice istituzionale della Repubblica a cominciare da Mattarella; oppure, ricorso al classico promoveatur ut amoveatur del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (forse al posto di Visco, in scadenza di mandato, alla Banca d’Italia) considerato troppo schiacciato sui desiderata della Ue e poco incline ad assecondare le pur comprensibili ragioni di bottega elettorale dell’ex-premier. La seconda appare più probabile dal momento che avrebbe il pregio di non urtare la suscettibilità del Quirinale e nel contempo di affidarsi ad un ministro più politico nella trattativa con Bruxelles. Un indizio di tale strategia – sempre secondo Affari Italiani – sarà presto riscontrabile nella fronda renziana verso i ministri “tecnici”, tra cui Padoan. Non sarà l’inferno, ma primi fuochi già s’intravedono.