Quando Gentile era consigliere comunale a Roma: una storia inedita

Giovanni Gentile assessore supplente e consigliere comunale al Municipio di Roma? Chi l’avrebbe mai detto? Eppure è stato così, anche se non solo questo aspetto della vita politica del filosofo è poco noto ed  è stato del tutto ignorato o quasi, dalle biografie che lo riguardano. Insomma, Gentile alle prese con la gestione del  teatro Costanzi, o tutto impegnato per concedere una sala ad Arturo Korn per le sue prime dimostrazioni delle trasmissioni a distanza delle fotografie, mentre parallelamente insegnava Filosofia all’Università di Roma –  tra l’altro in procinto di diventare ministro dell’Istruzione pubblica nel primo governo Mussolini – forse è difficile immaginarselo, ma è quanto davvero accaduto.  Lo racconta un libro appena stampato dai tipi della Solfanelli di Chieti, del gruppo editoriale Tabula fati,  di Vito de Luca, un dottore di ricerca in Linguaggi politici e comunicazione (titolo conseguito presso l’università degli studi La Sapienza di Roma), nonché giornalista professionista, il quale ha ricostruita  tutta l’attività politico-amministrativa di Gentile al Municipio di Roma, dal 1920 al 1922. Un lavoro di ricerca, quello di de Luca, che,  in Giovanni Gentile. Al di là di destra e sinistra. Il linguaggio politico del filosofo, dell’assessore e del ministro: 1920-1924 (pagg. 464, euro 38),  propone tutti i resoconti rintracciati presso l’Archivio storico Capitolino degli interventi di Gentile nella giunta capitolina allora capitanata dal sindaco Giannetto Valli, oltre ai resoconti relativi agli interventi di Gentile in consiglio comunale.

Tuttavia, oltre agli inediti relativi agli incarichi di assessore supplente (Gentile fu a capo della X  Ripartizione del Municipio, quella delle Antichità e delle Belle arti)  e di consigliere comunale,  e ad una lunga analisi del linguaggio politico dell’autore di Teoria generale dello spirito come atto puro ( a volte messo a confronto e comparato con quello del fascismo e di Mussolini stesso) , nel libro di de Luca viene analizzata anche la modalità di comunicazione che Gentile adottava soprattutto nel periodo alla Minerva, quando appunto fu nominato ministro. Un periodo, questo, 1922-24, in cui emerge una figura fondamentale per l’azione divulgativa dell’opera di Gentile al ministero: quella di Ferruccio Emilio Boffi, già compagno di studi di Gentile, alla Scuola Normale di Pisa. Un riconoscimento, quello di Gentile, nei confronti di Boffi, per l’attività giornalistica e di ufficio stampa svolto, riconosciuta con devozione anche nelle commemorazioni seguite alla morte di Boffi, che,  successivamente all’incarico alla Minerva (capo ufficio stampa), divenne preside di istituti scolastici superiori. Un saggio, quello di de Luca, tra storia e filosofia, che ripropone la tesi di un Gentile, almeno dal punto di vista del pensiero, avulso dal fascismo, e presentato come liberale, seppur non classico. Già nel titolo, infatti, Al di là di destra e sinistra, si intuisce come l’autore voglia sganciare Gentile da qualsiasi etichetta, ricordando proprio quell’auto-definizione che Gentile, all’epoca in polemica con Mario Missiroli, dava di sé: «Sono più socialista di Lenin e più liberale di Wilson».