Ong, «Un pasdaran inadatto al Csm»: FdI chiede le dimissioni di Legnini

Sul caso Ong si è dimostrato un «vero pasdaran», una «natura incompatibile» con l’incarico di vicepresidente del Csm. Per questo Giovanni Legnini dovrebbe dimettersi. La richiesta è arrivata dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Fabio Rampelli, per il quale «preso atto 48 ore fa che il Csm si è stretto attorno all’operato del magistrato Zuccaro, appare evidente che le esternazioni del vicepresidente Legnini siano state giudicate del tutto infondate e questo non può passare in cavalleria».

Rampelli: «Legnini incompatibile con il Csm»

Nei giorni scorsi Legnini è più volte intervenuto nel dibattito che ha investito il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che aveva denunciato i possibili contatti tra le Ong che soccorrono i migranti al largo della Libia e i trafficanti di uomini che li imbarcano. Legnini, «avvocato, ex Pci, ex Pds, ex Ds, parlamentare Pd, ex sottosegretario sia di Letta che di Renzi», per Rampelli, «si è dimostrato un vero pasdaran, portatore di interessi di parte, natura incompatibile con la carica di componente il supremo organo che giudica l’operato dei magistrati, il Csm, addirittura eletto dallo stesso alla carica di vicepresidente, ruolo più importante dopo quello del presidente Mattarella». «Praticamente – ha sottolineato ancora il capogruppo di FdI – un commissario del governo, cui Renzi ha assegnato il compito di fidelizzare la magistratura con circa 300 nomine a capo degli uffici giudiziari».

L’occasione per riequilibrare il Csm

«Inutile ricordare – ha proseguito Rampelli – che all’epoca dei vituperati governi di centrodestra i vicepresidenti del Csm che affiancavano capi di Stato espressione del centrosinistra, come il compagno Giorgio Napolitano, erano comunque espressione dell’opposizione parlamentare (Capotosti, Rognoni, Vietti…) in forza di una regola non scritta di bilanciamento dei poteri, che ha conosciuto la sua fine con il dittatorello fiorentino». «Tuttavia – ha concluso il parlamentare – questa è l’occasione per riequilibrare il Csm, almeno attraverso le necessarie dimissioni di Legnini dalla vicepresidenza e la sua sostituzione con una personalità meno condizionata dai governi».