«Quel senatore è pericoloso». La Dda vuole D’Alì al soggiorno obbligato

Nuova tegola giudiziaria per Antonio D’Alì, senatore di Forza Italia e ora candidato sindaco di Trapani. La Dda ha infatti chiesto per lui l’obbligo di soggiorno motivandola con la sua (presunta, ovviamente) «pericolosità sociale». Una richiesta destinata a riattizzare mai sopite polemiche sulla cosiddetta giustizia a orologeria.

Il forzista D’Alì è candidato sindaco di Trapani

«La persecuzione giudiziaria continua», è stato il primo, amaro commento di D’Alì, che già è stato due volte incriminato e due volte assolto e nuovamente. «Ieri – ha raccontato il parlamentare – , dopo appena un’ora dalla chiusura della presentazione della mia candidatura e delle liste per l’elezione a sindaco di Trapani, con tempistica cadenzata in maniera da precludere ogni alternativa, ho ricevuto una assolutamente imprevedibile ed ingiusta proposta di misura di prevenzione per obbligo di soggiorno nel comune di residenza da discutere nel prossimo mese di luglio».

«Io pericoloso? Solo da abbattere politicamente»

D’Alì non si nasconde che l’iniziativa della Dda rischia di minare la sua corsa di candidato: «Il messaggio – dice – è inequivocabile: al di fuori del percorso elettorale democratico qualcuno vuole e può far sì che io non possa impegnarmi come sindaco nel far diventare Trapani la città civile ed all’avanguardia per la quale ho sempre disperatamente lottato».  In risposta, D’Alì ha sospeso ogni attività di campagna elettorale per tornare «amareggiato» a Roma poiché, «ritengo che, pure essendo stato assolto da ogni accusa anche in appello, non potrei condurre le opportune iniziative con questo carico di infamia scaricatomi addosso». La ferita più bruciante è la definizione di uomo «socialmente pericoloso». «Per mia sventura – è stato il suo commento – io sono solamente politicamente da abbattere».