Quando i ragazzi del Msi raccolsero le firme per la candidatura di Pannella

Oggi è l’anniversario della morte di Marco Pannella. In occasione della sua scomparsa molti hanno ricordato il sincero rapporto di reciproca stima che lo legava a Giorgio Almirante e la grande ammirazione politica che il leader radicale nutriva per Pino Romualdi. Poco il Movimento Sociale aveva in comune con le sue idee, ma una di queste era certamente l’amore per la libertà e per il diritto di ciascuno a dire la propria opinione, cosa che negli anni Settanta e Ottanta in Italia non era possibile fare, grazie all’intolleranza delle sinistre e alla complicità della Democrazia cristiana. Pannella fu il primo e direi l’unico a battersi affinché tutti, persino i “fascisti”, potessero esprimersi, parlare, fare politica. Radio Radicale non mancava mai di trasmettere in diretta i movimentati congressi del Msi. Perciò, quando Pannella, che non disponeva di una rete attivistica così solida e capillare come quella del Msi e del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile missina, ebbe delle momentanee difficoltà a raccogliere le migliaia di firme necessarie per candidarsi, i ragazzi del Fronte gli dettero volentieri una mano. Si dice il peccato, ma non il peccatore: fu comunque un dirigente giovanile missino, romano, non sappiamo se d’accordo o meno con Almirante, ma pensiamo di sì, che chiese ai ragazzi del FdG di battersi per la libertà di candidarsi di Pannella come lui si era battuto tante volte  per la nostra di esprimerci e per il rispetto dei diritti dei nostri ragazzi in carcere, che erano centinaia. E la cosa andò ovviamente a buon fine: a quei tempi il Fronte era una autentica macchina da guerra, organizzativamente parlando.

Quando Almirante disse a Pannella: “Il fascismo è qui!”

Per il resto, la droga, la pena di morte, l’aborto e molto altro, non condividevamo assolutamente nulla con Pannella e i suoi radicali. Una volta, come abbiamo già ricordato l’anno scorso, Pannella parlò al XIII congresso del Msi a Roma. Fu accolto bene, perché era praticamente la prima volta che un esponente del cosiddetto arco costituzionale si “abbassava” a parlare con il Msi, forza politica negletta ed emarginata da tutti i partiti perbene democratici e antifascisti. Ma lui questi problemi non se li faceva: da vero democratico e libertario, interloquiva persono con i “fascisti”. Il leader radicale spiegò perché era contro la ghettizzazione del Msi e disse che in quel momento i veri fascisti, e usò il termine in modo negativo, erano dentro la Dc, con la sua intollerranza e prevaricazione. Ma Almirante stoppò questa provocazione e la distinzione tra fascismo-regime e fascismo-movimento, dicendo la famosa frase: “Caro Marco,  voglio dirti invece che il fascismo è qui, il fascismo come libertà, come movimento, come tradizione sociale, come sintesi di valori, come corrente tradizionale della storia italiana nei suoi aspetti migliori”. Disse proprio “il fascismo è qui», Giorgio Almirante, rivendicando la continuità del Msi ideale con “il fascismo come libertà, come movimento, come tradizione sociale, nell’idea di sintesi tra Stato, Nazione e lavoro”. La replica di Pannella fu dettagliata, passionale e anche molto politica: dimostrò di conoscere bene la storia missina, rivendicò il ruolo di Radio Radicale che consentiva «a tutti gli italiani di ascoltare e giudicare» le posizioni del “polo escluso” e invitò però i missini a non rinnegare loro stessi e il proprio passato. Cosa che non  accadde, ma Pannella fu salutato da un’ovazione generale.