A processo 7 rom per stupro di gruppo su una ventenne: “Per noi era consenziente” (VIDEO)

Ci sono rom che finiscono in prima pagina, come le tre sorelle morte tragicamente nel rogo alle porte della Capitale. E ci sono rom che in prima pagina non ci sono finiti, nonostante l’atrocità del crimine per il quale sono accusati. Accade ai sette uomini tra i 23 e 36 anni, in carcere dal 19 dicembre scorso per uno stupro di gruppo ai danni di una studentessa ventenne.

Gli imputati per stupro appartengono al clan nomade Di Silvio

La giovane, una studentessa universitaria della provincia di Frosinone, aveva conosciuto su Facebook il 36enne Ferdinando Di Silvio del clan nomade dei Di Silvio. All’appuntamento del 3 settembre, l’uomo si era presentato con un amico, fino a condurla in una villa (oggi sotto sequestro) a Ferentino, dove il resto del branco la attendeva per immobilizzarla e a stuprarla a turno.

La ragazza ha riconosciuto gli autori dello stupro

Nell’aprile scorso il processo ai 7 uomini ha avuto un’udienza cruciale, con un confronto all’americana tra la vittima e gli imputati. I sospettati sono passati dietro a un vetro a specchio mischiati con persone del tutto estranee. Secondo quanto riporta il quotidiano Ciociaria Oggi la ragazza, che non poteva esser vista, ha avuto delle crisi di pianto, sopraffatta dalla tensione, dall’emozione e dall’incubo di rivedere, a distanza di sette mesi dal fatto, il gruppo di sette uomini che sono sotto inchiesta per violenza sessuale. Ma alla fine ha portato a compimento l’incidente probatorio senza tentennamenti. E, secondo quanto trapelato, avrebbe confermato le accuse al gruppo.

I legali dei rom a processo: “Niente stupro, è stata una serata erotica”

Da parte loro, gli imputati hanno respinto ogni accusa parlando di serata «erotica con ragazza consenziente». Tuttavia nel corso del dibattimento sono emersi particolari agghiaccianti. Già lungo il tragitto per raggiungere la casa confiscata la ventenne fu oggetto di pesanti apprezzamenti a sfondo sessuale, finché, giunta a destinazione, si trovò davanti gli altri del gruppo. Secondo gli inquirenti, la violenza di gruppo era stata annunciata con un sms. Quello che uno degli arrestati aveva inviato agli amici pretendendo una sorta di ius primae noctis sul corpo della ragazza. Nel messaggio inviato a uno del branco si legge: «Non toccatela, devo essere io il primo».