Pomezia, è ancora allarme: oltre alla Eco X ci sono altri siti a rischio

Pomezia, la nube tossica che mescola diossina e aminato continua a imperversare e mentre sembra non potersi concludere a breve la conta delle drammatiche conseguenze, e la Coldiretti chiede «subito un tavolo presso la Regione Lazio per quantificare i danni creati dal rogo di Pomezia», un altro inquietante dubbio assilla gli abitanti di Pomezia, i romani e non solo: quanto accaduto 4 giorni fa, può ripetersi?

Pomezia brucia, e altri siti a rischio in zona

E così, mentre i vigili del fuoco continuano a lavorare alle operazioni di spegnimento nella zona, e gli inquirenti raccolgono elementi che potrebbero convogliare sia su un’ipotesi di negligenza, di dolo possibile e di tragica fatalità, con la Procura di Velletri che punta l’indice contro quanti avrebbero dovuto controllare la situazione e non l’hanno fatto e nonostante il disastro ambientale su cui è stato aperto un fascicolo dalla Procura. In questa terribile fase di incertezza che sembra aggravare di ora in ora, ogni giorno che passa, il bollettino di una guerra inquinante che ha messo a dura prova gli agricoltori della zona – e su cui incombono pesanti dubbi sull’effettivo stop imposto all’utilizzo e alla distribuzione delle colture che finiranno sui banchi dei mercati – ora un’altra possibilità aleggia su Pomezia e dintorni: ciò che è successo alla EcoX può tornare a ripetersi? E sempre nei paraggi? A rispondere all’inquetante interrogativo, e non senza fugare timori e ipotesi a rischio, è Luigi Lupo, consigliere comunale di opposizione, che affida il monito alle colonne del Tempo. Il quale, «documenti alla mano – scrive il quotidiano capitolino – dimostra, non senza rabbia, che solo otto giorni prima dell’incendio nello stabilimento che lavorava rifiuti speciali, era stata richiesta, da lui e altri colleghi, la convocazione urgente di un consiglio comunale per proporre la modifica del regolamento edilizio di Pomezia.» «In questa città il polo industriale convive incredibilmente con la realtà residenziale – spiega Lupo –. Ci sono siti che lavorano rifiuti e imballaggi in misura maggiore rispetto alla Eco X che, in mezzo a case, chiese e negozi, potrebbero provocare danni ancora più gravi se scoppiasse un incendio». Chiaro no?

Lo spettro del tracollo economico tra gli agricoltori

Nel frattempo, gli agricoltori della zona attendono altri responsi: «Stiamo così, nell’incertezza. Aspettiamo con ansia i risultati delle analisi eseguite dalle autorità sanitarie per conoscere il nostro destino e per sapere  cosa dovremo farne di carciofi, insalate e verdure coltivati sui nostri campi e che fino a venerdì vendevano direttamente nel nostro piccolo punto vendita. Sono lì e nessuno li toccherà fin quando non avremo i risultati delle verifiche». E dietro l’angolo, tra dunbbi e paure, controlli e diktat, sembra affacciarsi per loro  lo spettro di un tracollo economico pesantissimo, lo stesso che aleggia del resto su tutte le altre aziende agricole insediate nel raggio dei cinque chilometri dall’impianto di trattamento dei rifiuti andato a fuoco.