Parma, il fuoriuscito Pizzarotti umilia il M5S: «Il mio avversario è il Pd»

Si chiama “Effetto Parma“, e non è la marca di un profumo bensì il nome della lista con cui Federico Pizzarotti – stando almeno alla previsione dei sondaggi – si avvia polverizzare il M5S, di cui è stato primo sindaco, a Parma appunto, e poi spina nel fianco (quando Grillo lo sfotteva con il nomignolo di Capitan Pizza) fino a fuoriuscirne nello scorso autunno. Correva l’anno 2012 quando Pizzarotti varcò trionfalmente l’ingresso del Palazzo del Comune indignato della fascia tricolore.

Pizzarotti si avvia verso la riconferma

Sembrava l’avvio di una cavalcata trionfale. Nei sogni della Casaleggio&Grillo, Parma doveva essere il laboratorio politico-amministrativo a Cinquestelle. Ma non fu così. Pizzicotti si mostrò meno docile del previsto. Soprattutto, i grillini non si compresero che un conto erano le parole d’ordine sparate in tutta libertà nei vaffaday e altro era l’amministrazione quotidiana alle prese con i problemi di tutti i giorni. Pizzarotti, che pagò anche l’ipocrisia giustizialista del movimento per alcuni incidenti di percorso (un abuso d’ufficio poi archiviato) risparmiata, per esempio, a Filippo Nogarin a Livorno e, ancor di più a Virginia Raggi a Roma, vive le elezioni dell’11 giugno come la rivincita sul M5S, che ha già provveduto a prosciugare portandogli via la maggior parte dei consiglieri comunali (fa eccezione solo Andrea D’Alessandro) e dei suoi elementi di spicco.

Il candidato grillino fermo al 5 per cento

Ma è soprattutto il suo gradimento a far tremare i Cinquestelle. Per il candidato ufficiale dei grillini, Daniele Ghirarduzzi, non ci sarebbe alcuna speranza di vittoria. La vera sfida per conquistare la poltrona di sindaco di Parma, infatti, Pizzicotti la combatte contro il candidato del Pd, Paolo Scarpa, sostenuto anche da due liste civiche e dato dal sondaggio di Demos al 27 per cento contro il 42 di Pizzarotti al 42. Ghirarduzzi, invece, raggiungerebbe appena il cinque.