Per molti il rogo di Centocelle è solo un’occasione politica andata in fumo

È riduttivo persino definirla atroce la morte Francesca, Elisabeth e Angelica Halinovic, le tre sorelline rom di 4, 8 e 18 anni arse vive nel loro camper in sosta da circa un mese nel campo nomadi di Centocelle, periferia est di Roma. Uccise da una mano ancora ignota che nella notte tra lunedì e martedì ha scagliato una molotov sul van in cui dormivano in tredici. Solo in dieci, però, sono riusciti a salvarsi. Una morte, si diceva, che è persino riduttivo definire atroce. Eppure, al di là delle paginate (neanche troppe, in verità), del dolore (sincero) e dell’incredulità (comprensibile), la terribile sorte di queste tre sorelline non sembra accendere reazioni particolarmente sdegnate. È un po’ come se tutto si fosse fermato a mezz’aria: un camper stipato di zingari dato alle fiamme in piena notte, in cui trovano la morte tre giovanissime, non può all’ultimo momento dirottare dalla direzione scontata, il movente a sfondo razziale, per incanalarsi verso la ben più corposa pista della vendetta tra opposti clan di rom, senza provocare una reazione di disappunto in chi  aveva già gli occhi iniettati di indignato furore. Provate solo ad immaginare quanto e quale sdegno avrebbe accompagnato la tragica fine di Francesca, Elisabeth ed Angelica se a porre fine alle loro giovani vite fosse stato una testa rasata, uno squilibrato qualsiasi, semmai insignito (si fa per dire) di tatuaggio di croce uncinata. Di sicuro – e qualche tentativo in tal senso, quando non era ancora chiaro il movente, non è mancato – ne sarebbe stato chiesto il conto, in termini di responsabilità morali, a qualche leader politico. Ma così non è stato e si può già scommettere che la bestiale atrocità che ha sconvolto Centocelle non resisterà a lungo nei tiggì e sui giornali. Resteranno solo tre corpi senza vita, vittime innocenti di chissà quale regolamento di conti interno e di quale vendetta privata. In un mondo serio sarebbe un motivo in più per ragionare sui campi nomadi e per accrescere il livello di sicurezza delle periferie e di chi ci abita. Ma per il cinico mainstream della solidarietà in conto terzi, il rogo di tre ragazzine rom uccise da altri rom, è solo un’occasione andata in fumo.