Milano, Hosni prova a farsi dichiarare pazzo: ma i giudici gli dicono no

Il gip di Milano Manuela Scudieri ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dalla difesa di Ismail Hosni, il 20enne italo-tunisino in carcere per l’aggressione di due militari e un agente della Polfer alla stazione Centrale di  Milano. Il sospetto degli inquirenti è che  abbia iniziato un percorso di radicalizzazione. Si tratta di una  seconda bocciatura – dopo il no arrivato con l’ordinanza di convalida – legata alla relazione dei medici del carcere in cui si
sottolinea che «in base alla clinica obbiettivata finora  (atteggiamento di ritiro, diffidenza, elusivo, a tratti “bizzarro”) si pone un’ipotesi diagnostica da verificare nel tempo: Hosni potrebbe  essere affetto da un disturbo dello spettro psicotico».

Dalla relazione «non emergono né una situazione di incompatibilità con il regime detentivo, né la formulazione di una diagnosi di patologia  psichiatrica attuale», secondo il gip, e quindi «non appare necessario allo stato disporre un accertamento peritale in questa sede». Una  scelta che non piace al difensore di Hosni, Giuseppina Regina visto  che negli accertamenti medici si parla anche di un possibile «lieve ritardo mentale».

«La perizia va fatta adesso per accertare se l’ipotesi di una psicosi  o di un ritardo corrispondano alla realtà. Perché aspettare a disporla e non accelerare un eventuale percorso di recupero?», sostiene  l’avvocato. Per il legale la reazione “sproporzionata” al normale  controllo in stazione potrebbe trovare spiegazione nei disturbi che  affliggono il 20enne, ora detenuto nel centro di osservazione  psichiatrica del carcere. Hosni all’arrivo in carcere «è apparso  ritirato, diffidente, a tratti sospettoso e abulico, come pervaso da  un humus persecutorio indistinto» a dire dei medici. Inoltre ha mostrato «un blocco affettivo di possibile matrice traumatica», forse dovuto all’abbandono da parte della madre. Le provano proprio tutte pur di tirarlo fuori dal carcere