Medico, facchino, adepto: ecco i volti del dottore che curava il bimbo morto di otite

Sabato scorso il piccolo Francesco se n’è andato, vittima di un’otite mal curata: da domenica il medico omeopata che aveva in cura il piccolo è indagato per omicidio colposo. Oggi, un ritratto sull’uomo e sul professionista, stilato dal Corriere della sera, ne delinea luci e ombre e singolari episodi esistenziali.

Il ritratto di Mecozzi, «dottore, facchino e ancora dottore»

«Dottore, facchino, ancora dottore. Poi vicino a un’associazione religiosa indagata dalla Digos per truffa e circonvenzione d’incapace»: comincia proprio con queste parole, che ripercorrono il singolare excursus dell’uomo e del dottore, il ritratto del 55enne Massimiliano Mecozzi, l’omeopata che aveva in cura il bimbo di 7 anni morto per un’otite che, nell’arco di 15 giorni, è degenerata fino al punto di trasforamrsi un’infezione capace di estendersi e di attaccare il tessuto cerebrale. E il medico, che da domenica è indagato insieme ai genitori del piccolo Francesco dalla procura di Urbino per omicidio colposo, non ha potuto fare più nulla. Un uomo dai tanti trascorsi lavorativi e dai mille volti professionali, quello descritto dal Corriere della sera – anche sulla base di un accurato servizio che il Corriere Adriatico ha dedicato a Mecozzi – «originario di Roma dove si è laureato in Medicina nel 1996, si avvicina a «Roveto Ardente» dopo l’incontro, dalle parti di Pesaro, con un sacerdote che faceva parte dell’associazione connotata da una forte impronta mistica. Le cronache dei giornali lombardi raccontarono con scrupolo le udienze del processo. Finito senza condanne ma dove comunque emersero fatti bizzarri».

Quei bizzarri e repentini cambi di fronte e di lavoro

E di fatti bizzarri legati alle sue passate esperienze professionali sembra essere davvero pieno il curriculum vitae dell’uomo e del professionista, che, oltre a una repentina cancellazione dall’ordine dei medici, seguito a qualche anno di distanza da un suo altrettanto repentino rientro, a un certo punto della vita ha deciso di abbandonare la professione e di trasferirsi a Varese, per cominciare a lavorare in un supermarket. Poi, come riporta sempre il servizio del Corriere, «quando «Roveto ardente» scompare Mecozzi fa rientro nelle Marche, stabilendosi a Monteciccardo (Pesaro e Urbino) in una casa isolata in mezzo al bosco». E dovrebbe essere  da lì che, misteriosamente, è ricomparso sulla scena medica, funestata negli ultimi giorni dal tragico decesso del piccolo Francesco.