Medici causarono danni cerebrali al neonato: maxi-risarcimento da 2 milioni

Una sentenza storica, per molti aspetti: l’omissione di un atto considerato essenziale per il benessere del neonato viene considerata sufficiente per aprire le porte a un maxi-risarcimento, anche se dopo 15 anni. Il bambino, nel caso specifico, subì gravi lesioni cerebrali dopo il parto all’ospedale San Pietro-Fatebenefratelli di Roma. Il Tribunale di Roma, sezione tredicesima civile, ha disposto, con sentenza di primo grado del settembre 2016, ora diventata esecutiva, il pagamento a favore del bambino, oggi quindicenne, di poco più di 1.800.000 euro, e di oltre 100.000 euro a favore dei genitori.

I motivi del risarcimento per i danni provocati al neonato

Il caso riguarda un neonato che, stando alla pronuncia del tribunale, aveva subito nel 2002 danni da una mancata trasfusione. «La consulenza medico-legale, disposta dal giudice nel corso del processo, conferma – spiega Roberto Simioni, presidente di Obiettivo Risarcimento, società che si occupa di controversie mediche – l’omessa terapia trasfusionale che, invece, si imponeva dato che nel piccolo era stato riscontrato un elevatissimo livello di bilirubina nel sangue in ragione dell’incompatibilità del suo gruppo sanguigno con quello della madre». Le conseguenze sul bimbo sono state gravissime: paralisi celebrale infantile, ritardi neuro-cognitivi, distonia, sindrome atetosica; il bambino inoltre è ipovedente e affetto da grave ipoacusia. «È evidente che la cifra che la famiglia dovrà ricevere come risarcimento – spiega ancora Simioni, facendosi portavoce dei genitori del piccolo – non servirà a ridare una vita normale al minore, ma almeno con questo denaro gli si potrà garantire un’esistenza dignitosa. Le menomazioni psicofisiche del ragazzo hanno reso difficilissime le condizioni di convivenza e di sussistenza economica dell’intero nucleo familiare che ha dovuto indebitarsi con parenti e amici al fine di garantire al figlio (ultimo di tre) il minimo per sopravvivere. Da qui la volontà dei genitori di invocare carità e aiuto a Papa Francesco». 

Respinta la richiesta di sospensione dell’ospedale San Pietro

L’avvocato sottolinea che per la sentenza di primo grado del Tribunale civile di Roma c’è stato l’appello dell’ospedale per ottenere la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza. Una sospensione che la Corte d’Appello ha già respinto alcune settimane fa. La sentenza resta dunque esecutiva e l’avvocato, insieme alla la famiglia, preannuncia l’avvio dell’esecuzione forzata. Un eventuale pignoramento di beni dell’ospedale farebbe lievitare il risarcimento, che in questi casi va aumentato del 50%, alla cifra record di circa 3 milioni di euro. L’amministrazione del San Pietro Fatebenefratelli, contattata dall’AdnKronos Salute, si dice “dispiaciuta per la drammatica vicenda ed esprime la sua vicinanza alla famiglia”, annunciando che, a breve, “contatterà la controparte per la definizione del pagamento, fermo restando il giudizio di Appello pendente, per quanto riguarda il merito”.