Manuel Valls sbatte la porta e va con Macron: «Il Partito socialista è morto»

«Questo partito socialista è morto, è alle nostre spalle». A dichiararlo è stato Manuel Valls, intervenendo su Rtl. «Non è questione di valori, deve superarsi», ha aggiunto esortando la direzione ad essere «molto più chiara di ora» sulla sua posizione nei confronti di Macron. «Il Partito socialista è morto… quando si fa il 5% o il 6% alle presidenziali, è un certificato di morte», gli ha fatto eco Didier Guillaume, presidente del gruppo socialista al Senato, vicino a Manuel Valls, per il quale non è necessaria «una piattaforma socialista» per le legislative di giugno, in considerazione delle divisioni interne e del risultato delle presidenziali. In pratica il Partito socialista dovrebbe astenersi dal presentare candidati, secondo Guillaume, che parla di «tre linee che si affrontano» nel partito denunciando le minacce di «purghe» e i cinici che vogliono «far sloggiare Cambadélis».

Le decisioni di Manuel Valls

Tutto parte dalla svolta di Manuel Valls. Ha deciso di non presentarsi sotto l’etichetta del Partito socialista alle legislative di giugno nella prima circoscrizione dell’Essonne e ha annunciato che sarà «candidato della maggioranza presidenziale». L’ex premier francese ha auspicato di potersi iscrivere nel movimento del presidente eletto Emmanuel Macron, invitando tutti «i deputati uscenti, progressisti, quanti hanno esortato a votare Macron prima del primo turno, quanti auspicavano una sua vittoria, a fare altrettanto». Allo stesso tempo, su Europe 1, Benjamin Griveaux, portavoce del movimento di Emmanuel Macron, faceva notare che l’ex premier non è iscritto sulle liste di La République en marche, che non aveva visto il suo nome. «Ha ancora due giorni», aveva sottolineato, riferendosi alla scadenza per la presentazione delle liste.