Mamme con la sclerosi multipla, la malattia non scoraggia le donne

Una diagnosi di sclerosi multipla ogni tre ore, per un totale di 3.400 nuovi italiani malati ogni anno, due terzi dei quali sono donne dai 20 ai 40 anni. E il 43% di loro non smette di desiderare una famiglia. Diventare mamme con la malattia oggi è un sogno possibile, assicurano gli esperti riuniti a Milano per la sesta edizione del Bems, Best Evidences in Multiple Sclerosis. Tra i focus del confronto il desiderio di genitorialità dei pazienti colpiti dalla patologia neurologica che attacca la guaina protettiva dei neuroni, la pianificazione familiare, la gestione della gravidanza e dell’allattamento, le opportunità terapeutiche disponibili.

Donne malate di sclerosi multipla che affrontano una gravidanza 

Secondo la ricerca Il management del percorso di gravidanza nelle pazienti affette da sclerosi multipla, commissionata da Teva Italia a Doxa Pharma, in un anno sono in media 4,7 le donne che affrontano una gravidanza in un centro per la sclerosi multipla; nel 70% dei casi la gestazione è stata programmata. L’indagine ha coinvolto 80 neurologi e 120 ginecologi, e sia i primi (con una media di 8,5 voti su 10) sia i ginecologi (7,9 voti su 10) si dichiarano “favorevoli” a supportare il desiderio di maternità delle donne con sclerosi multipla, tema che viene affrontato nel 55% dei casi al momento della diagnosi. «Fino a 20 anni fa le pazienti che desideravano affrontare una gravidanza dopo una diagnosi di sclerosi multipla venivano fortemente disincentivate a farlo – ricorda Giovanni Luigi Mancardi, presidente eletto della Società italiana neurologia (Sin) per il biennio 2017-2019 – Da allora molto è cambiato e ora sappiamo che le persone con sclerosi multipla possono pianificare una gravidanza con serenità. Il rischio che il bambino o la bambina sviluppino la patologia è ancora relativamente basso (circa il 2-3%) e degli studi evidenziano come la gravidanza sia protettiva verso la patologia». Per Maria Pia Amato, ordinario del Dipartimento di neuroscienze dell’università degli Studi di Firenze, «il percorso diagnostico-terapeutico e la pianificazione della maternità o della paternità devono essere valutati ad personam e, qualora il clinico ritenga che la paziente possa intraprendere una gravidanza, è importante che gli specialisti, neurologo, ginecologo e ostetrica, si confrontino per seguirla al meglio».