Mafia, finiti nella rete 14 fedelissmi del boss Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro, il boss di Castelvetrano capo della mafia trapanese, 55 anni, ventiquattro dei quali trascorsi in latitanza, continua a essere un fantasma. Così come lo era il corleonese Bernardo Provenzano e prima di lui Totò Riina. I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani durante le intercettazioni che hanno riguardato la cosca marsalese, hanno ascoltato che Messina Denaro è un capo mafia che «ha un suo esercito» pronto «ad essere mosso». E continua a  godere della rete di protezione  dei suoi fedelissimi. Tant’è che questa notte la procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi ha fatto scattare un provvedimento di fermo per 14 persone, tutte residenti nella zona di Marsala. Tutte ritenute vicine alla rete di fiancheggiatori del boss latitante.

Arrestati fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro

I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo. I reati contestati alle persone fermate vanno dall’associazione mafiosa all’estorsione, detenzione illegale di armi e altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Al centro delle indagini del Ros la famiglia mafiosa di Marsala «di cui sono state delineati gli assetti e le gerarchie», dicono gli inquirenti. Sono state documentate anche «tensioni interne al sodalizio per la spartizione delle risorse finanziarie derivanti dalle attività illecite» con l’intervento «pacificatorio di Messina Denaro nel 2015». Dall’inchiesta emergono «inediti e importanti elementi, per l’epoca riguardanti l’operatività e la possibile periodica presenza del latitante nella Sicilia occidentale».