Mafia capitale, la difesa di Odevaine: ha collaborato, per lui pena eccessiva

”Riteniamo eccessiva la pena in continuazione di 2 anni e 6 mesi che è stata richiesta dalla Procura. Nonostante quello che può apparire a lettori disattenti e che non conoscono gli atti del processo, è una continuazione che porta ad una pena piena. È la più alta in continuazione che è stata chiesta in questo processo e vanifica i benefici della continuazione e della richiesta di attenuanti generiche”. Lo ha detto l’avvocato Luca Petrucci, difensore di Luca Odevaine, ex componente del Tavolo di coordinamento nazionale sui migranti del Viminale, nella nuova udienza del maxiprocesso di ‘Mafia capitale’.

Nei confronti di Odevaine, oggi presente nell’aula bunker di Rebibbia, i pm di Roma hanno chiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi vista la ”collaborazione” fornita, in continuazione con i 2 anni e 8 mesi già patteggiati lo scorso 3 novembre per le mazzette ricevute dalla cooperativa La Cascina e i 6 mesi patteggiati a Catania per gli appalti del Cara di Mineo.

”Chiediamo assoluzione piena per Luca Odevaine perché il fatto non costituisce reato”, hanno chiesto gli avvocati Petrucci e Francesco Bartolini Baldelli. ”Una richiesta fondata su atti e dati documentali ma anche sull’esito dell’istruttoria dibattimentale – ha sottolineato l’avvocato Bartolini Baldelli – A fronte di due dati pacifici, che ha ricevuto 5 mila euro al mese da Buzzi dal 2012 fino agli arresti e che ha avuto un ruolo pubblico come rappresentante nel Tavolo sui migranti, non pensiamo che Odevaine debba rispondere del reato di corruzione contestato né di quello di traffico di influenze illecito”.

Gli avvocati hanno cercato dunque di sminuire il ruolo chiave di Odevaine emerso dall’inchiesta ammettendo tuttavia che ”Odevaine prendeva i soldi da Buzzi perché come ha detto lui stesso aveva un ruolo di ”facilitatore”, risolveva i problemi con i suoi contatti con la pubblica amministrazione”. Per la difesa Odevaine non dovrebbe subire ulteriori condanne oltre a quella già patteggiata perché “ha ammesso le sue responsabilità con la strada del patteggiamento. Ha collaborato senza guardare in faccia amici e nemici, dicendo semplicemente la verità” e  perché “il suo ruolo è stato molto enfatizzato”.