Macron racconta un mondo che non c’è: «La Francia non è in declino»

Di certo, nel suo discorso d’insediamento all’Eliseo, pronunciato subito dopo essere stato insignito della Legion d’Onore, Emmanuel Macron non ha deluso i suoi sostenitori e, men che meno, i suoi ispiratori. Europeista perfetto da candidato, europeista convinto da presidente della République. Le sue prime parole sono state studiate una per una per coniugare le esigenze di Bruxelles con l’orgoglio di Parigi. Impresa difficile, ma non per Macron, che ha dato prova non comune di equilibrismo, assecondando ora il nazionalismo francese ora lo spirito europeista: «La Francia – infatti ha esordito – cercherà sempre di essere al fianco della libertà e dei diritti dell’uomo, sempre per sostenere la pace e uno sviluppo sostenibile». Per portare a termine questa missione «avremo bisogno di un’Europa più efficace, e più politica e io lavorerò a tal fine». L’Europa, ha detto ancora Macron in un altro passaggio del suo discorso, «sarà rafforzata perché ci protegge e difende i nostri valori». Un colpo al cerchio, un altro alla botte.

Primo discorso presidenziale di Macron

Di certo si è appellato all’orgoglio dei suoi connazionali Macron quando ha detto che «la potenza della Francia non è in declino». Tutt’altro: «Siamo all’alba di una grande rinascita – ha aggiunto il neopresidente illustrando le linee guida del suo quinquennio alla guida dello Stato -, il futuro è nelle nostre mani e abbiamo tutte le risorse delle grandi potenze del mondo». Ma Macron è anche il primo a sapere che la Francia è una nazione in grande sofferenza e che solo il rango di potenza vincitrice dell’ultima guerra le consente di stare tra i paesi leader. Sicurezza, lotta al terrorismo, minaccia islamista e grave crisi sociali. Macron ha vinto, ma Marine Le Pen ha conquistato il 35 per cento dei consensi non avendo dalla sua parte nulla se non gli elettori.

Appello alla «Francia dimenticata»

Per Macron, dunque, cui resta comunque appiccicata l’etichetta di ex-banchiere dei Rothschild e come tale espressione di poteri forti, non sarà un’impresa facile venire a capo delle ragioni profonde della crisi francese. «Tutto quello che fa della Francia un paese sicuro sarà potenziato, il laicismo repubblicano sarà difeso, le forze dell’ordine e l’esercito saranno rafforzati», ha promesso oggi. Così come si è impegnato a sostenere le imprese, ad incentivare l’iniziativa, a valorizzare cultura e istruzione. Ma da domani alle parole dovranno seguire i fatti. Macron lo sa e per questo si è rivolto alla «Francia dimenticata», la stessa che in gran parte ha votato la Le Pen o la sinistra di Jean-Luc Melenchon: «I francesi che hanno dimenticato cosa vuol dire sentirsi protetti – ha assicurato – lo capiranno di nuovo. Noi rifonderemo e rafforzeremo la Francia».