Macron non vuole Valls tra i piedi. L’ex premier socialista non sarà candidato

Niente da fare per Manuel Valls pronto a fare le valigie dal Partito socialista per correre sul carro del  vincitore e candidarsi nella lista del neopresidente Emmanuel Macron alle legislative di giugno. L’ex primo ministro francse, il primo ad abbandonare la casa del Pse che brucia,  non passa gli esami e dovrà restare alla porta. Un’umiliazione. “Al momento la richiesta di investitura di Manuel Valls non soddisfa i criteri per l’accettazione da parte di En Marche!“, parola di Jean-Paul Delevoye, ex neogollista incaricato dal partito di Macron di stilare le candidature alle legislative.  Per ora, dunque, è escluso che l’ex premier socialista possa presentarsi alle elezioni dell’11 e 18 giugno nelle liste del movimento. “Avevamo già indicato un candidato per la circoscrizione dell’Essonne”, ha detto ancora Delavoye in un’intervista a Europe 1, aggiungendo che il movimento non ha intenzione di riciclare i politici uscenti. L’ex primo ministro di Hollande viene trattato come un postulante qualunque. Salvo qualche eccezione i notabili di ieri,  di sinistra o di destra, non sono graditi. Sono compromettenti. O comunque non vengono sbandierati per non inquinare l’ immagine nuova del presidente, che rompe con il passato, con i vecchi partiti.

Macron respinge la candidatura di Valls

Meno di 24 ore fa, Valls aveva annunciato la fuga dalla nave che affonda e l’intenzione di schierarsi (e assicurarsi un posto in Parlamento) con il partito di Macron . Dopo la clamorosa e storica batosta del Ps alle presidenziali, l’ex primo ministro ha colpito duro per rifarsi una verginità politica.  “Questo partito socialista è morto, è alle nostre spalle. Non è questione di valori, deve superarsi”, ha detto esortando i compagni di strada a prendere una posizione “molto più chiara di ora” nei confronti di Macron . E ancora, secondo Valls  il partito dovrebbe restare in panchina per un po’,  passare uno (o pi) turni ed astenersi del tutto dal presentare candidati per le elezioni legislative di giugno.  A rafforzare il concetto ci pensa Didier Guillaume, presidente del gruppo socialista al Senato, molto  vicino a Valls: “Il partito socialista è morto…quando si fa il 5% o il 6% alle presidenziali è un certificato di morte”. Ma che la candidatura di Valls nel partito di Macron non fosse scontata si era capito subito dalle parole del portavoce di République  en marche, Christophe Castaner. “Non faremo differenze in base al passato di un candidato o dell’altro”, aveva spiegato a radio France Info alludendo al fatto che Valls avrebbe dovuto sottoporsi  all’esame della commissione per le candidature del movimento, proprio come tutti gli altri aspiranti parlamentari. Intanto Jean-Luc  Melenchon è all’opera per evitare lo straripamento di Macron. Sconfitto al primo turno delle presidenziali, il leader della gauche radicale chiede unità alle legislative per “non dare i pieni poteri a Macron”. Criticando il “simbolo monarchico” dei festeggiamenti per l’elezione al Louvre, Melenchon – fa “gli auguri” a monsieur le president, ma promette di “combatterlo implacabilmente”.