Libia, raggiunto un accordo tra Haftar e al Serraj sulle presidenziali

Il premier del governo di concordia nazionale libico, Fayez al-Serraj, e il generale suo rivale Khalifa Haftar, avrebbero trovato “un’intesa su molti punti di disaccordo” riguardo all’Accordo politico di Skhirat durante il loro incontro ad Abu Dhabi, negli Emirati. Lo ha riferito l’emittente libica 218TV, citando proprie fonti, secondo le quali i due leader libici avrebbero concordato sulla possibilità di “abolire politicamente (via voto parlamentare, ndr) l’articolo 8 dell’Accordo politico”, che attribuisce al Consiglio presidenziale guidato da al-Serraj il controllo delle forze armate. Il controllo dell’esercito è rivendicato da Haftar, alleato del parlamento di Tobruk e da quest’ultimo nominato “comandante generale” dell’esercito nazionale. Durante le circa due ore di incontro sarebbe stato raggiunto anche un accordo per “la ridefinizione della struttura del Consiglio presidenziale e la formazione di un esecutivo indipendente e separato dal Consiglio presidenziale”, hanno riferito la fonti dell’emittente vicina alle autorità di Tobruk. Inoltre, sarebbe stata raggiunta un’intesa su “un esercito unificato e sul suo addestramento”. Infine sarebbe stato ribadito il rifiuto di “un’ingerenza straniera in una Libia unita” e sottolineato la necessità di “contrastare il terrorismo” e risolvere “la crisi nel sud” della Libia. Haftar e Serraj, secondo le fonti, avrebbero anche concordato di “continuare gli incontri in una fase successiva”. Nel corso dell’incontro odierno ad Abu Dhabi, i due avrebbero trovato un accordo per svolgere “elezioni presidenziali e parlamentari”. Lo hanno riferito fonti citate dall’emittente satellitare al-Arabiya, sottolineando che le elezioni si dovrebbero tenere “6 mesi dopo l’attuazione dell’accordo” tra Serraj e Haftar, senza aggiungere ulteriori dettagli a riguardo. A proposito dell’abolizione dell’articolo 8 dell’Accordo di Skhirat, le parti avrebbero concordato, inoltre, che il “comandante in capo” dell’esercito sarà un “nuovo” consiglio presidenziale che non sarà più composto da nove membri come lo è attualmente, ma da tre persone: il presidente del Parlamento, il capo di Stato Maggiore e il premier del governo di unità. Haftar e Serraj avrebbero anche concordato lo “smantellamento delle milizie non ufficiali”.