Libia, è guerra civile: l’amico dell’Italia al Serraj non controlla più niente

Ormai in Libia è guerra senza quartiere tra le varie fazioni: è salito a 78 morti il bilancio dei violenti combattimenti scoppiati ieri nella capitale libica Tripoli. Lo riferisce l’agenzia di stampa Dpa che cita dati diffusi dalle autorità di Tripoli. I feriti a causa delle violenze sarebbero circa un migliaio. A fronteggiarsi in diverse aree della città sono state forze alleate del governo di concordia nazionale guidato da Fayez al-Serraj e una milizia vicina al “governo di salvezza nazionale” di Khalifa Ghwell. Secondo quanto reso noto stamani, tra le 78 vittime ci sono anche civili. Stando ad alcuni media libici le violenze sono state innescate da un attacco dei miliziani fedeli a Ghwell contro strutture controllate dalle forze alleate al governo Serraj. Secondo un funzionario del governo Serraj, citato dalla tv satellitare al-Jazeera, tra le vittime degli scontri ci sono almeno 52 combattenti delle forze del governo di concordia nazionale. Hachem Bishr, consigliere della sicurezza nazionale, ha denunciato come 17 dei 52 combattenti siano stati “uccisi sommariamente nel distretto di al-Akwakh” dai miliziani rivali. Ieri in una nota il governo di concordia nazionale ha puntato il dito per l’escalation di violenze contro Ghwell e Salah Badi, il capo ribelle del Fronte della Fermezza (Jabhat al-Samud), fulcro del sostegno militare a Ghwell.