Legge elettorale, da Confindustria “ciaone” a Renzi: premio di coalizione ok

Sul tema della legge elettorale sono pronti a farsi sentire anche i giovani di Confindustria. Il neo presidente Alessio Rossi ha infatti annunciato la formalizzazione al governo di una proposta con l’obiettivo «della stabilità per chi governa». Nel dettaglio, Rossi spiega che si tratta di una legge elettorale «che possa premiare una coalizione e non una lista e che sia uguale alla Camera e al Senato per non avere maggioranze diverse».

Rossi (Confindustria giovani): «A breve una nostra proposta»

Con tutto il rispetto dovuto ai giovani di Confindustria, è chiaro che non sarà la loro proposta a smuovere le diverse forze politiche dalle loro granitiche certezze sulle diverse convenienze che ciascuna di esse cerca nel sistema di voto, pur tuttavia la scelta del premio alla coalizione anziché alla lista prefigura una precisa scelta di campo. Renzi e Grillo, infatti, sono per il premio alla lista poiché entrambi convinti di poter tagliare da soli il traguardo del 40 per cento oltre il quale scatta  il premio di maggioranza. Berlusconi e il centrodestra sono invece per il premio alla coalizione.

Il M5S sfida il Pd: votate il legalicum

Mentre Confindustria studia, in Parlamento prosegue il balletto sul testo base licenziato dalla commissione Affari costituzionali venerdì scorso: In un’intervista alla Stampa, il responsabile delle riforme del M5S Danilo Toninelli rilancia il cosiddetto Legalicum, la legge per la Camera uscita dalla sentenza della Consulta che i grillini vorrebbero estendere anche al Senato. Con una peculiarità: al ballottaggio accederebbero tutti quelli in grado di superare il 20 per cento. «Renzi vuole la governabilità? Eccoci». Una sfida al Pd, da sempre sostenitore del doppio turno. «È una legge che va bene anche a Berlusconi – assicura Toninelli -. In questo modo ce la giochiamo noi il Pd e il centrodestra. Non dovrei dirlo, ma li avvantaggerebbe pure, in una logica di listone e di voto utile al secondo turno». Dal Pd risponde solo Dario Ginefra, uno dei leader della minoranza che fa capo a Michele Emiliano, ma solo per sollecitare «una repentina riunione di maggioranza», allo scopo – precisa non una punta di polemica – «di porre fine alle trattative semiclandestine da Transatlantico».