Legge elettorale, Alfano comincia a farsela sotto: «No a soglie superiori al 3%»

È fatale che non appena imbocchino l’ultimo giro della morente legislatura i partiti ricomincino a far di conto cercando di chiamare a raccolta quanti più elettori possibile. E quando mancano, nessuna paura: semplicemente si abbassa la soglia di accesso al riparto dei seggi et voilà il gioco è fatto. Angelino Alfano non è stato esattamente quel che si dice un buon ministro. Di sicuro è un ottimo prestigiatore dotato di discreto fiuto. Così, non appena ha cominciato ad annusare l’aria che tira tra soglie all’8 per cento di qua del 5 di là, ha deciso, attraverso un’intervista al Mattino di Napoli, di battere un colpo, della serie “ci sono anch’io”.

Intervista di Alfano al “Mattino” di Napoli

Ad Alfano, ministro degli Esteri e leader di Alternativa Popolare, erede squattrinato (elettoralmente parlando) di quel Ncd nato da una costola di Forza Italia in funzione di stampella pro-Renzi, non piace molto la piega che sta prendendo il dibattito sulla legge elettorale. Non vuole il doppio turno, non vuol sentir parlare di sbarramenti e di tutto ciò che, a suo giudizio, può interrompere la sua permanenza tra gli stucchi dorati di Montecitorio. «No a nuovi ballottaggi, soglie sopra il 3% e Italicum anche per il Senato», ha tuonato dalle colonne del giornale partenopeo. Alfano non è preoccupato solo dalla piega degli avvenimenti, ma soprattutto dal tempo che passa senza che nessuna garanzia di sopravvivenza sia nel frattempo scattata per lui e per il suo drappello di seguaci. «E’ ora di chiudere ma l’intesa non c’è», è stato il suo grido di dolore. La paura di doversi calare nella parte dl sedotto e abbandonato (da Renzi) lo atterrisce: «Sulle regole per il voto – quasi implora – non ci si può ridurre a fine legislatura, bisogna procedere rapidamente».

Al leader di Ap piace il Cespugliellum

Ad Alfano piace da morire il Cespugliellum (copyright Renzi) inventato da Andrea Mazziotti, presidente della commissione nonché relatore del testo base sulla legge elettorale. Una soluzione “tana liberi tutti” ritagliata su misura per cespugli e partitini. Renzi se ne accorto e ha invocato uno sbarramento al 3 per cento. Per Alfano è il minimo sindacale: «Il testo riprende ed estende al Senato l’Italicum – ribadisce il leader di Ap – il cui impianto è stato salvato dalla Corte Costituzionale. Vorrei ricordare che l’Italicum è la sola legge che questo Parlamento ha approvato, peraltro con un voto di fiducia che ci ha visti, soli, responsabilmente a fianco del Pd».