Le imbarazzanti candidature. La denuncia: «Nelle liste del Pd islamici radicali»

Il Pd di Sesto San Giovanni candida nelle sue liste per le comunali «islamici radicali». La denuncia arriva da Roberto Di Stefano, candidato sindaco del centrodestra.  Come si legge sul Giornale è andato a spulciarsi i contatti e le condivisioni su Facebook dei musulmani arruolati dal Pd per la campagna elettorale. Facendo alcune scoperte. Nelle liste compare Bilal Daaou, esponente dei Giovani Musulmani d’Italia, un’associazione, riporta ancora il Giornale, che non spicca certo per le sue posizioni moderate, con chiare derive anti Israele e che nel 2015 organizzò un incontro dal titolo “Integrazione? Non grazie. Convivenza pacifica”. L’attività social di Daaou dice molto di lui: nel 2014 consiglia “vivamente” ai suoi follower la visione di un video di predicazione di Tareq Al Suiwaidan, riconosciuto predicatore islamico fondamentalista e sostenitore dell’espansione del Califfato islamico del jihad. Nei sui filmati di proselitismo online, l’imam ha più volte negato l’esistenza dell’Olocausto ed è famoso per le sue posizioni antisemite. «Tutte le madri della comunità islamica – diceva – dovrebbero allattare i propri figli con l’odio verso i figli di Sion. Li odiamo, sono i nostri nemici. Dobbiamo istillare questo nei cuori dei nostri figli sino a che sorga una generazione che li cancellerà dalla terra». Non solo. Nell’aprile del 2009 si presentò in una cittadina francese e profetizzò la conquista di Roma da parte del Califfato, indicò Maometto come “modello per tutta l’umanità” e invitò i presenti a lavorare affinché un giorno si realizzi l’annuncio scritto negli hadith: la sottomissione dell’Urbe all’islam. Per questo, e tanti altri motivi, Al Sawaidan ha collezionato decreti di divieto d’ingresso in Regno Unito, Francia, Belgio e pure in Arabia Saudita. Un anno fa l’Associazione islamica italiana degli Imam tentò di invitarlo in Italia, ma dopo una rumorosa polemica l’allora ministro degli Interni Angelino Alfano gli impedì di mettere piede nel Belpaese.

Caso Pd e le candidature di islamici radicali

Di Stefano accende i riflettori anche su un altro candidato del Pd: l’egiziano copto Fayez Eissa. A colpirlo, si legge ancora sul Giornale,  sono state alcune posizioni che sembrano piuttosto in contrasto con quelle del Pd. Nel novembre dell’anno scorso, per esempio, Fayez Eissa scrive un post con un’eloquente fotografia di Hillary Clinton in un water: «Hillary questo è il tuo posto giusto dopo la tua fondazione dell’Isis e il sostegno degli integralisti islamici. Al cesso della storia come Obama».  «Non possiamo accettare – dice Di Stefano al Giornale – che il Pd porti avanti tramite alcuni suoi rappresentanti, di area non proprio moderata nel mondo islamico, posizioni radicali e di sostegno a personaggi come Hamza Piccardo e soprattutto Al Suwaidan che rappresentano un islam estremista e dai pensieri molto preoccupanti». Quello che si sta formando a Sesto San Giovanni è per il candidato del centrodestra «un Pd dalle posizioni preoccupanti» che vuole a tutti i costi la grande moschea. «Chiediamo immediatamente una presa di posizione forte dal Pd che proprio recentemente ha confermato in lista un consigliere che ha messo le mani addosso a una donna – conclude l’esponente di FI – Siamo francamente preoccupati dalla deriva ideologica e dagli esponenti che propone il Pd nelle sue liste».