«La vittima deve sapere se il carnefice è libero»: la proposta di legge di FdI

È una modifica a tutela delle vittime quella al Codice di procedura penale chiesta da Fratelli d’Italia. La proposta di legge chiede una cosa semplice: che le vittime che ne fanno richiesta possano sapere se e quando i loro carnefici escono dal carcere, fosse anche solo per un permesso premio. Oggi non è un loro diritto e, anzi, a specifica richiesta, c’è stato chi si è visto negare l’informazione dal giudice di sorveglianza, in nome della tutela della privacy del detenuto.

Meloni: «Vogliamo uno Stato dalla parte delle vittime»

«Basta con lo Stato che si preoccupa più dei carnefici che delle vittime e che calibra la legislazione sulla base della capienza delle carceri, mentre negli altri Paesi, casomai, si costruiscono nuove carceri», ha commentato Giorgia Meloni, nel corso di una conferenza stampa tenuta nello stesso giorno in cui FdI portava avanti un’altra battaglia per tutelare chi i reati li subisce: l’opposizione alla legge sulla legittima difesa, che si sarebbe votata da lì a poco in aula. «Con questo provvedimento cerchiamo di costruire uno Stato dalla parte delle vittime. Prima che del reo e della sua rieducazione, occupiamoci di chi ha fatto le spese del reato», ha sottolineato ancora la leader di FdI, parlando della necessità di eliminare gli sconti di pena automatici, valutandoli invece di volta in volta e in base al tipo di reato. «È stato scarcerato dopo 11 anni l’uomo che aveva strangolato la compagna incinta, e questo proprio sulla base di questi sconti automatici. Per noi, chi commette certi delitti, chi se ne frega se si comporta bene in galera. I reati non sono tutti uguali», ha sottolineato ancora Meloni.

Riequilibrare un sistema «imputatocentrico»

La proposta di legge, sostenuta da tutto il gruppo di FdI alla Camera, si inserisce nell’ambito di un vero e proprio pacchetto di misure preparato dal partito per riequilibrare il sistema a favore delle vittime, oggi pressoché misconosciute dallo Stato italiano, a partire dal processo penale. «È imputatocentrico», ha detto l’avvocato Alessandra Guarini, che collabora con il Dipartimento vittime di Fratelli d’Italia, l’unico partito a essersi dotato di una struttura simile. «Ma noi – ha proseguito il legale – abbiamo il dovere di aiutare le vittime». E proprio dall’ascolto delle vittime, dalle loro storie, prendono le mosse le iniziative di FdI.

FdI dà voce alle vittime e alle loro storie

Non a caso, durante la presentazione della proposta di legge, la responsabile del Dipartimento, Cinzia Pellegrino, ha voluto dare voce a persone che hanno subito sulla propria pelle questo senso di abbandono da parte dello Stato: Eleonora Giovannini, vittima delle violenze dell’ex marito e poi dell’arroccamento di chi l’avrebbe dovuta aiutare e invece ha fatto quadrato intorno a lui, esponente delle forze dell’ordine; Adele Chiello, madre di Giuseppe Tusa, marinaio della Guardia costiera, morto nel crollo della torre dei piloti nel porto di Genova, che dal momento della tragedia denuncia le responsabilità istituzionali in quella strage; Carola Profeta, anche lei vittima di un ex marito violento, che non «ebbe pietà neanche quando era incinta al settimo mese»; Jonathan Sterlecchini, fratello di Jennifer, uccisa a coltellate dal fidanzato che aveva lasciato pochi giorni prima; Virginia Ciaravolo, criminologa e terapeuta, a rappresentare Carla Caiazzo, la mamma di Pozzuoli che si è miracolosamente salvata dopo che l’ex compagno le ha dato fuoco mentre era incinta all’ottavo mese, sfigurandola per sempre. 

Una legge per tutte le Barbara B. d’Italia

Da casi come quello di Carla Caiazzo nasce la proposta di istituire il reato di omicidio di identità per chi sfigura la sua vittima, portata avanti da Ciavarolo e sostenuta anche da FdI. Ed è una storia di dramma vissuto anche quella che sta dietro alla proposta di legge «in materia di comunicazioni dovute alle persone offese dal reato». «Mi ha chiamato una signora di Milano, Barbara B., in lacrime, raccontandomi che aveva saputo che l’ex marito, finito in carcere per le violenze che le aveva inflitto, sarebbe uscito con un permesso premio, ma che il giudice aveva respinto la sua richiesta di sapere quando, impedendole di fatto di mettersi al sicuro insieme ai suoi figli», ha raccontato Pellegrino. «Come aveva previsto, quella signora si è vista citofonare dall’ex marito», ha poi chiarito Pellegrino, ricordando che questo non solo offende il senso comune di giustizia, ma che nei casi più drammatici diventa l’occasione mancata per evitare nuovi femminicidi.