La Trump economics funziona: in un mese 211mila nuovi posti di lavoro

La Trump economics  comincia a funzionare. Saranno le attese positive del mercato e dalle imprese, saranno le nuove misure fiscali annunciate dal presidente, fatto sta che ad aprile negli Stati Uniti sono stati creati 211mila nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è  sceso al 4,4% (con in tutto circa 7,1 mln disoccupati).  Questi gli  ultimi forniti dallo U.S. Bureau of Labor Statistics. I nuovi occupati  sono cresciuti nel settore del turismo, dell’estrazione, della salute, dell’assistenza sociale e delle attività finanziarie.

Il tasso di disoccupazione giovanile rimane però sempre alto:  si attesta al  14,7% (ma vale la pena sottolineare che in Italia è al 40%). La disoccupazione delle donne è invece al 4,1% (più bassa, quindi, della media nazionale). Su base annuale i salari sono saliti del 2,5%. Il salario orario medio ad aprile sale dello  0,3%, in linea con le attese; quello di marzo è stato rivisto al  ribasso: +0,1%. Secondo Ig, «la reazione del mercato è stata significativa.  Inizialmente il dollaro ha guadagnato terreno sulla scia del dato sui payrolls ma dopo un’attenta analisi sono aumentate le vendite sul  biglietto verde (dollar index massimo a 98,74 per poi scendere a  98,48, cambio eurodollaro sceso a 1,095 per poi salire fino quasi a  1,10)». Nonostante le cifre divergenti «non modifichiamo le nostre  aspettative su 3 rialzi dei tassi nel 2017».

In attesa che la Fed prenda la sua decisione sui tassi, sembra al dunque che l’annunciata, drastica riduzione delle imposte alle imprese (dal 38 al 15 %: è il piatto forte della Trump economics) stia diffondendo ottimismo nell’economia americana, a diffreneza del clima un po’ depressiogeno dell’era Obama. La Trump economics dovrà passare però sotto le Forche Caudine del Parlamento Usa. Ma, se è vero che Trump ha vinto la battaglia dell’Obamacare, non si vede perché non possa vincere ache quella di un riduzione fiscale che non ha precedenti nella storia recente degli Usa.