La Madonna di Fatima e la “preghiera” dei pastorelli per la Russia…

«Tutti i segreti sono stati rivelati. Non ce ne sono altri. Durante gli incontri con suor Lucia lei non me ne parlò mai. E’ possibile che dentro la sua cella, nel convento di clausura, lei abbia avuto altre visioni, ma non mi disse mai niente». Monsignor Liberio Andreatta, come riporta il Messaggero, è uno dei pochi sacerdoti al mondo ad avere avuto diversi colloqui con suor Lucia dos Santos, una dei tre veggenti di Fatima, quando ancora era in vita. A partire dalla metà degli anni Ottanta don Liberio si recava spesso nel santuario portoghese per preparare i pellegrinaggi dall’Italia per l’Opera Romana Pellegrinaggi. «Ho avuto la fortuna di avere con suor Lucia un paio di conversazioni. Ebbi tutto il tempo per porle domande. Mi incuriosiva sapere della conversione della Russia, che era una delle richieste della Madonna ai tre pastorelli. Lucia mi spiegò che sia lei che gli altri due bambini, Giacinta e Francisco, non sapevano cosa fosse la Russia».

Fatima, la testimonianza di monsignor Andreatta

Quando suor Lucia raccontava di quei momenti, la sua memoria era inalterata. «Aveva un modo di riferire del vissuto delle apparizioni in modo puro, innocente. Traspariva dagli occhi». Il fatto che quei bambini recitassero il Rosario per la signora Russia, per don Liberio significa che dietro non ci potevano essere manipolazioni. «C’è anche un secondo particolare  – si legge ancora sul Messaggero – che va in questa direzione. Lucia un giorno rivelò che Francisco, il più piccolo, di 7 anni, si stancava parecchio a recitare tutti quei rosari che la Signora aveva ordinato loro. Era vivace, ed era normale che dopo un po’ si spazientisse. Così Lucia e Giacinta avevano ideato un sistema per alleggerire il compito. Uno diceva solo: Ave Maria, il secondo: Santa Maria e il più piccolo: amen. E così si andava avanti velocemente. In questo modo i bambini erano riusciti a non dare dispiacere alla Madonna e ad obbedirle».

Fatima e le visioni dell’inferno

Un altro aspetto relativo alla loro buona fede è la loro reazione davanti alle visioni terrificanti dell’inferno, con le urla dei dannati o, ancora, davanti alle visioni tremende dell’uomo vestito di bianco che calpesta i cadaveri e cade sotto le frecce e le pallottole di tanti soldati, mentre sale su un monte: una visione cupa, buia, paurosa, allegorica. Don Liberio invita a fermarsi a riflettere. «Immaginate tre bambini piccoli davanti a un film horror. Ecco, i tre pastorelli non ebbero alcuna paura. Non si contraddissero mai, e anche dopo l’esperienza traumatizzante della visione non mostrarono segni di cedimento. Non arretrarono nemmeno quando i loro genitori allarmati per il clamore che la vicenda delle apparizioni aveva provocato nel comprensorio, li sgridavano, mettendoli in punizione. Non dovete dire bugie, basta raccontare queste cose. Ma i bambini andarono avanti, sfidando l’autorità paterna. Erano sicuri di avere dalla loro parte la Madonna, erano sicuri di esser nel giusto. Lo stesso capitò con il sindaco del Paese, irritato per quel trambusto. Ad un tratto li prese e li portò per qualche giorno in una specie di cella, dove li tenne rinchiusi, in modo che non potessero assistere alla visione celeste del 13 agosto. Li minacciò che li avrebbe buttati in un pentolone d’olio bollente, che li avrebbe imprigionati. Cercava di mettere loro paura per evitare che continuassero a raccontare la storia della Madonna. Ma i bambini non retrocessero di un millimetro. Non si persero d’animo. Si fecero forza e coraggio. Come se avessero dentro una certezza superiore. Incredibile, per un bambino di 7 anni, minacciato dalle autorità, sgridato dai genitori. Suor Lucia mi diceva: ricordo quei giorni, eravamo pronti anche alla morte».