Ok alla libera circolazione delle opere d’arte: ma il governo favorirà i mercanti

Il Senato della Repubblica, grazie al voto di fiducia di 158 parlamentari, ha approvato il maxi – emendamento presentato dal Governo Gentiloni, introducendo gli articoli 176 e 177 e modificando l’articolo 68 del Codice dei Beni Culturali inerenti la circolazione internazionale delle opere d’arte. Gli articolo 176 e 177 vanno a incidere sulla “dichiarazione di interesse culturale”, su tali beni, promossa dal Ministero tramite il Direttorio Regionale e la Sovrintendenza. Questa viene modificata spostando la soglia temporale per il vincolo su opere in possesso di privati da 50 a 70 anni dalla data della creazione dell’opera, in caso di artista defunto. Il Ministero si riserva la possibilità di vincolare le opere di oltre 50 anni, se di interesse culturale eccezionale per il patrimonio italiano.

Premesso questo dato di natura temporale, viene introdotto anche un dato di natura economica, inerente la valutazione dell’opera d’arte, che non deve essere inferiore a 13.500 euro. Sotto tale soglia le opere potranno uscire liberamente dall’Italia tramite un’autocertificazione che gli “uffici esportazione” dovranno saper valutare. La soglia prevista dal Ministero, che non distingue le diverse categorie di beni culturali, è la più bassa in Europa. Prendendo ad esempio la categoria dei dipinti notiamo come questa, in Francia, si attesti a centocinquanta mila euro, nel Regno Unito a centottantamila sterline e in Germania a trecentomila euro.

Così il governo rischia di favorire i mercanti d’arte

Il ministro della cultura Dario Franceschini ha così spiegato la ratio della scelta effettuata: «La norma favorisce la circolazione all’estero delle opere non vincolate nel pieno rispetto della tutela del nostro patrimonio e introduce misure come il passaporto e il registro informatico. La nuova disciplina lascia inalterato il sistema di tutela del patrimonio culturale di proprietà privata che continuerà a richiedere, per poter vincolare un’opera, la sussistenza di un interesse culturale particolarmente importante e la piena autonomia tecnico scientifica dell’amministrazione nel riconoscerlo». Nonostante le parole del Ministro, però, l’introduzione di tale disciplina apre la discussione su alcuni aspetti critici. Si rischia, infatti, di trasformare la tutela dei beni culturali, di origine privata, nella semplice stima del loro valore di mercato. Diminuisco tutele e protezioni per le opere d’arte che rischiano di diventare merce prelibata per mercanti e case d’asta?