Juncker dà voce agli eurocrati ringalluzziti: «Non si parla con i fascisti»

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si sente ringalluzzito, come tutti gli eurocrati, dall’esito delle elezioni presidenziali in Francia e dalla vittoria di Emmanuel Macron. Eccolo allora sfoderare il linguaggio più vieto e ideologico contro Marine Le Pen e tutti i  movimenti che chiedono una svolta vera per l’Europa:  «Non bisogna parlare con l’estrema destra perché non c’è alcun motivo di dialogare con queste forze, ma coloro che sono euroscettici e hanno dei problemi da sottoporre alla riflessione  devono essere ascoltati. Non per seguirli nelle loro critiche, ma per  spiegarci meglio. Coloro che inseguono i populisti, finiscono per  essere populisti loro stessi. E ho degli esempi concreti in mente». Così Juncker ha tuonato al Bozar di Bruxelles, in occasione del Giorno dell’Europa.

Poi Juncker tenta la solita mistificazione ideologica: «Mi colpisce che, dovunque io vada,  sento che i cittadini europei desiderano un’Europa più sociale». Tutte le domande dei cittadini «gravitano attorno alla necessità di dotare  il mercato interno di una dimensione sociale, che non dico che non  esista, ma è insufficientemente ammobiliata».   «I cittadini pensano che l’Europa possa tutto – continua Juncker – e  vedo come una delusione nei loro occhi, quando spiego che l’Ue non è  competente» per affrontare alcune delle questioni segnalate, che sono  di competenza nazionale. «Le domande dei cittadini, se le dovessimo  ascoltare, porterebbero ad allargare le competenze» delle istituzioni  comunitarie, osserva il presidente della Commissione, notando che il  gioco politico che fanno alcuni governi di scaricare su Bruxelles  responsabilità che sono nazionali «accredita l’idea che noi siamo competenti su tutto».  A Bruxelles si chiama Europa intergovernativa. A Roma si chiama invece gioco delle tre carte.