Inizia oggi il viaggio di Trump attraverso le tre grandi religioni

Nella campagna stampa per per il Russiagate – mentre gli alleati si interrogano sulla sicurezza delle informazioni d’intelligence passate agli americani – Donald Trump parte oggi per il suo primo viaggio all’estero. Contrariamente ai suoi predecessori, il presidente americano non esordirà fuori casa con un breve viaggio in Canada o Messico, i due Paesi confinanti. Il suo debutto è invece molto ambizioso: per nove giorni, Trump si sposterà fra cinque Paesi spaziando fra le crisi del Medio Oriente, le tre grandi religioni, la Nato e il G7. La prima tappa è l’Arabia Saudita, il 20 e 21, dove Trump vedrà re Salman e parteciperà a due vertici: uno del Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’altro con 37 leader del mondo arabo-islamico Il 22 e il 23 il presidente americano sarà in Israele e incontrerà anche il leader palestinese Mahmoud Abbas. Poi Trump si fermerà a Roma il 24 per vedere il Papa, il presidente della Repubblica Mattarella e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il 25 è atteso a Bruxelles per il summit della Nato e incontri con i vertici Ue, il 26 e il 27 sarà a Taormina per il G7. Ognuna di queste tappe appare impegnativa, con temi spinosi e mine diplomatiche in agguato. E un Trump innervosito dalle tensioni in patria, i fusi orari, le notti fuori casa sua che notoriamente non ama, potrebbe essere ancora più a rischio di gaffes o tweet inopportuni. Tanto più che parte dei collaboratori che l’accompagnano sono anche loro al debutto all’estero.

In Israele attesa per il discorso di Trump

Arabia Saudita, Israele, Vaticano: il viaggio internazionale di Trump è stato organizzato come una sorta di pellegrinaggio fra i luoghi santi delle tre grandi religioni “per unire i popoli di tutte le fedi attorno ad una comune visione di pace, progresso e prosperità”, prima di concludersi con i vertici della Nato e del G7. L’idea, mai sperimentata prima da un presidente americano, ha una sua forza ma allo stesso tempo è piena di trabocchetti per un capo della Casa Bianca incline alle gaffe e poco attento alle sfumature. In Arabia Saudita l’evento chiave della due giorni sarà il discorso domenica davanti a decine di leader arabi e musulmani. Un discorso “ispirato e diretto”, ha spiegato il consigliere per la Sicurezza nazionale H.R.McMaster, incentrato sulla necessità di combattere l’estremismo per “unire il mondo musulmano contro i nemici di tutta la civiltà”. Sarà però anche un discorso rischioso per un leader come Trump che fatto uso di una forte retorica anti Islam e ha esordito la sua presidenza con il muslim ban. Scegliendo di fermarsi in Israele nel suo primo viaggio, Trump vuole dare un forte messaggio di vicinanza, che lo Stato ebraico apprezza. Il presidente americano pronuncerà un discorso all’Israel Museum per riaffermare “l’iscindibile legame” fra i due Paesi. Ma Trump coltiva anche l’ambizione di riuscire a fare la pace in Medio Oriente e il governo israeliano non sa bene cosa aspettarsi da questo discorso. Trump incontrerà il leader palestinese Mahmoud Abbas a Betlemme, altro luogo dal forte simbolismo religioso. Infine, anche se hanno poco in comune, il Papa e Trump cercheranno di trovare punti d’intesa. L’incontro durerà solo mezz’ora, preceduto da saluti protocollari e lo scambio di doni. Inoltre non sono previsti discorsi pubblici di Trump. A complicare la preparazione della visita vi sono stati il ritardo con il quale il presidente si è deciso a chiedere udienza in Vaticano e il fatto che l’ambasciata presso la Santa Sede sia ancora vacante.