Indagavano su una fabbrica di scarpe: spariti due attivisti, un terzo arrestato

Un giallo in piena regola, quello che arriva dalla Cina e che, tra passaggi e censure, rumors e sospetti, arriva a  coinvolgere addirittura una fabbrica che produce scarpe per il marchio di Ivanka Trump

Cina, indagavano sulla fabbrica di scarpe legata a Ivanka Trump

Le notizie che arrivano dal gigante asiatico, come facilmente intuibile, sono scarse e frammentarie: quello che è certo al momento è che la polizia cinese ha fermato il lavoro di un gruppo di attivisti cinesi che stavano indagando sulle condizioni dei lavoratori in una fabbrica che produce scarpe per il marchio di Ivanka Trump e che, ad oggi, un attivista è stato arrestato mentre altri due risultano irreperibili. La denuncia arriva da China Labor Watch, organizzazione per la tutela dei diritti dei lavoratori cinesi che ha sede a New York, che ha reso noto che la moglie di Hua Haifeng ha ricevuto una telefonata dalla polizia di Ganzhou in cui si comunicava che il marito era stato arrestato per «attività di controllo illegali» con l’utilizzo di «equipaggiamento per intercettazioni». Non si hanno invece notizie di Li Zhao e Su Heng, gli altri due attivisti che stavano indagando sulle fabbriche Huajian di Ganzhou city, quest’ultimo infiltratosi come operaio. Si ritiene che anche loro siano stati arrestati, ma al momento non è conferma ai sospetti.

Un attivista arrestato e altri due sono ancora irreperibili

Il gruppo Huajian, azienda leader nella produzione di calzature, da circa dieci anni produce scarpe per la first daughter, anche se appena un terzo di quelle del suo marchio sono prodotte in Cina. I tre attivisti erano stati già messi sotto inchiesta lo scorso aprile con la polizia che aveva vietato loro di lasciare il Paese. Una mossa abbastanza usuale, affermano Li Qiang, fondatore di China Labor Watch, che invece sottolinea come sia raro che si arrivi fino all’arresto per fermare l’inchiesta. «Non è mai successo in 17 anni di esperienza, è la prima volta, l’unica ragione per cui questo caso è diverso è che si tratta della fabbrica di Ivanka Trump», ha detto. Intanto la Casa Bianca non ha voluto rilasciare dichiarazioni, rimandando dichiarazioni e commenti ai portavoce della società di Ivanka Trump che produce le scarpe, ma non possiede le fabbriche, i quali hanno detto: «Non eravamo al corrente di queste accuse e di questo arresto, faremo immediatamente luce». Dichiarazioni a cui China Labor Watch ha ribattuto sostenendo di aver inviato alla fine di aprile una lettera in cui si denunciava che nelle fabbriche che producono le scarpe legate al marchio Ivanka Trump, i lavoratori hanno turni troppo lunghi di lavoro e paghe troppo basse.

Quando la France Presse indagà su quella fabbrica…

Nelle lettera si spiegava che gli operai sono costretti a lavorare 12 ore e mezzo per almeno sei giorni alla settimana, per un salario mensile medio di 2500 yuan, 356 dollari. Ma gli investigatori avevano documentato anche turni di lavoro più lunghi, fino a 18 ore. Da Ivanka Trump non è arrivata nessuna risposta alla lettera di denuncia dell’organizzazione. Ma non è la prima volta che la fabbrica cinese subisce controlli e denunce mediatiche: lo scorso anno una troupe della France Presse era riuscita ad entrare nella ditta, documentando con filmati e foto le condizioni di lavoro degli operai, costretti a vivere in bui dormitori. Dopo la pubblicazione del reportage, però, la compagnia licenziò tutti gli operai che vi erano apparsi.