“Il Tg5 trasloca a Milano”. Dopo Sky e Libero anche Mediaset lascia la Capitale

L’annuncio potrebbe arrivare già dalla prossima settimana. Dopo Sky, anche Mediaset abbandona Roma. Lo fa dismettendo la redazione romana del Tg5 che conta su 50 giornalisti e 90 tecnici. Tutti trasferiti d’imperio a Milano. E se tre indizi fanno una prova (la prova della decadenza irreversibile della Capitale), c’è da aggiungere in questi giorni anche la chiusura della redazione romana del quotidiano Libero. Tutti trasferiti (15 giornalisti, inclusi i due vicedirettori) da un giorno all’altro.

Il Tg5 chiude la redazione romana a 25 anni dalla nascita

La notizia del trasloco del Tg5 non è ancora confermata, ma l’annuncio viene dato come imminente. Le “voci” di trasferimento, a 25 anni dalla nascita nella Capitale della testata giornalistica, circolavano da tempo all’interno della redazione del Colle Palatino e si sono fatte con il passare dei giorni sempre più insistenti, provocando un inevitabile allarme tra i dipendenti. Oltretutto perché nel Centro di produzione Mediaset di Cologno Monzese sarebbero pressoché ultimati lavori per la realizzazione di nuovi studi e dei locali adatti ad ospitare le attività degli “arrivi”.

L’allarme del Cdr del Tg5

«Abbiamo massimo rispetto per il lavoro svolto dall’azionista, dai manager e da tutti i colleghi di Mediaset – ha scritto il Cdr del Tg5 in una nota – ma un grande gruppo europeo nel settore dei media non può, a nostro avviso, scegliere di abbandonare la capitale perché, nel caso specifico di Mediaset, significherebbe andare contro la storia di un’azienda che ha sempre puntato ad essere forte nelle due città riferimento del Paese: Milano e Roma.  Ribadiamo anche il rischio degli inevitabili effetti negativi di un ulteriore depauperamento imprenditoriale e culturale della città,  in un momento istituzionale delicato».

La rinuncia alle Olimpiadi è stato il colpo di grazia per le sedi di Tg5, Sky Tg24 e Libero

Un segno della decadenza della Capitale, confermato da altre defezioni eccellenti. La crisi di Alitalia, la chiusura di Almaviva e il degrado di una città, che anziché rinascere continua a risentire il danno di amministratori incapaci. A far traboccare il vaso nelle chiusure delle sedi di tre testate importanti, la rinuncia del sindaco Raggi alla candidatura alle Olimpiadi del 2024. Impossibile pensare che le sedi di tre testate giornalistiche nazionali avrebbero chiuso a cuor leggero le loro sedi se fosse stato in programma di lì a pochi anni il più grande evento mediatico mondiale. Anche per questo va ringraziata  la giunta pentastellata e chi la sostiene.