Il G7 costretto a chiedere l’aiuto di Putin contro i terroristi siriani

Ma che strano: ora Assad non uccide più i bambini, non lancia armi chimiche contro il suo popolo, ora è giusto, secondo i Grandi della Terra, che il suo principale alleato Vladimir Putin collabori con i Grandi alla lotta al terrorismo. Forse hanno capito che in Siria e altrove il terrorista non è il legittimo presidente Assad, ma gli islamici dell’Isis. E poiché in questi anno l’unico che li ha combattuti seriamente è stato Putin, ecco che il G7 ne riconosce il ruolo: “Coloro che hanno influenza sul regime siriano, in particolare Russia e Iran, devono fare il massimo sforzo per usare questa influenza per fermare questa tragedia”. È quanto si legge nel comunicato finale del G7 di Taormina, in un passaggio dedicato alla Siria. Per prima cosa, occorre “l’applicazione di un vero cessate il fuoco, lo stop all’uso delle armi chimiche, la garanzia di un “accesso umanitario sicuro, immediato e senza ostacoli a tutte le persone in stato di necessità”, insieme al “rilascio di chiunque sia stato incarcerato in maniera arbitraria”, così come “consentire il libero accesso alle prigioni”. A tale proposito, il G7 auspica che l’accordo di Astana “possa contribuire efficacemente alla de-escalation della violenza”. Inoltre, “se la Russia è pronta ad usare la sua influenza in modo positivo”, i Paesi del G7 si dicono “pronti a lavorare con lei per risolvere il conflitto in Siria, perseguendo una soluzione politica”. I Paesi del G7 si dicono anche “pronti a contribuire ai costi della ricostruzione, una volta che sarà avviata una transizione politica credibile”. Questo certo è un passaggio un po’ sospetto. Anche perché Assad asrgnerà la ricostruzione a chi l’ha aiutato e non a chi gli avrebbe voluto far fare la fine di Gheddafi o di Saddam. I Paesi del G7 non si impegneranno in “sforzi per la stabilizzazione che aiutino azioni di ingegneria sociale e demografica”. In un altro passaggio del comunicato finale dedicato alla Siria, i Paesi del G7 ribadiscono la “profonda preoccupazione” per l’uso di armi chimiche e riaffermano la “forte condanna per il loro uso, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, da parte di chiunque, in base a qualsiasi circostanza”. Per questo, “gli individui, le entità, i gruppi o i governi responsabili di tale uso devono essere ritenuti responsabili” davanti alla legge.