Il diploma di erborista? Lo istituì il Duce nel 1931. Ora il Pd lo scimmiotta

La figura professionale dell’erborista esiste dal 1931. Con la legge 99 del 6 gennaio di quell’anno il fascismo regolamentò e disciplinò il settore, proibendo però di vendere le erbe al minuto, che sarebbe spettato al solo farmacista. Però era riconosciuto il diploma di erborista che veniva rilasciato dalle Scuole di erboristeria presso le Scuole di farmacia universitarie, a chi, avendo frequentato gli appositi corsi di studio, abbia superato gli esami finali. La legge del 1931 inoltre prevedeva pene severe per chi avesse recato danno alle piante. Un’arco temporale molto lungo durante il quale la professione è mutata, si è estesa per numero di persone che scelgono questo lavoro, si è arricchita con l’istituzione di corsi di laurea triennali ad hoc. Di qui l’esigenza di una nuova regolamentazione di cui si sta occupando un ddl, prima firmataria Margherita Miotto del Pd, all’esame della commissione Affari sociali della Camera per l’Istituzione e disciplina della professione sanitaria di erborista e disposizioni concernenti l’attività commerciale di erboristeria. “E’ evidente – si legge nel testo che accompagna la legge – che una normativa che vede la luce nel lontano 1931, con il relativo regolamento applicativo, non sia più in grado di rappresentare le esigenze di professionisti sempre più qualificati e di un settore in grande e costante espansione”. Di qui l’esigenza del ddl che si prefigge di “intervenire radicalmente con un atto normativo moderno che collochi, al pari di altre figure professionali, l’erborista nell’ambito delle professioni sanitarie non mediche e che regolamenti l’attività commerciale di erboristeria esaltandone tutte le peculiarità”. Un’analoga iniziativa era stata presa durante la scorsa legislatura ma senza successo. Ora la meta potrebbe essere a portata. Non adeguare la professione di erborista alle esigenze attuali, anche dal punto di vista legislativo, potrebbe “determinare la perdita di una centenaria tradizione culturale propria del nostro Paese -si spiega nel ddl Miotto- provocando sicuri problemi di sopravvivenza alle migliaia di attività commerciali che vi operano, vanificando gli onerosi sforzi di quanti hanno creduto nel settore erboristico intraprendendo gli studi universitari, fiduciosi di trovarvi uno sbocco professionale ed economico”. E nella legge si auspica anche un collegamento tra erborista e medico e si cita l’esempio della Toscana: “E’ importante citare l’innovativo esperimento effettuato presso alcuni ospedali della regione Toscana relativamente all’inserimento dell’erborista, quale consulente presso i pazienti sul corretto utilizzo e sulla somministrazione di miscele di erbe infusionali di conforto e di supporto alle terapie mediche”. Tutto giusto. Però il fascismo ci aveva già pensato quasi 90 anni fa…