I soldi non puzzano. Il “compagno” Sarri: “Voglio arricchirmi” (video)

“La mia famiglia ha vissuto grandi disagi in questi anni, a causa mia, l’obiettivo del mio prossimo contratto è arricchirmi per farli stare meglio”. Pecunia non olet, i soldi non puzzano, neanche ai “compagni” comunisti come Maurizio Sarri, figlio della Napoli operaia di Bagnoli, poi trasferitosi nella rossa toscana per ritornare da allenatore, geniale e vincente, nella sua terra d’origine. Per quella frase sui soldi mister Sarri s’è beccato le critiche del presidente De Laurentiis, che ha subito pensato a una richiesta economica. Beghe personali a parte, di sicuro il tecnico azzurro – che  secondo leggende metropolitane sarebbe stato “rifiutato” da Berlusconi e dal Milano perché comunista – ha avuto il merito di cancellare quel velo di ipocrisia che copre il calcio e la sete di denaro dei suoi protagonisti, dettagli spesso omessi in favore della retorica della bandiera nei racconti dei loro esegeti. Ma il mister è riuscito anche a cancellare in un colpo solo le vecchie teorie ideologiche sulla sinistra che rigettava le logiche capitalistiche del profitto e del mercato: quello che oggi consente all’allenatore del Napoli di potersi “proporre” alla concorrenza nel segno della migliore offerta, senza farne mistero, senza vergognarsene, da uomo di sinistra. Neanche di fronte al suo interlocutore dal profilo politico e “lombrosiano” di stampo berlusconiano, come l’imprenditore De Laurentiis, uomo d’azione e di denaro che della competizione e della scalata sociale ed economica fa il suo tratto ideologico.

Sarri vuole arricchirsi. Non frequentare – scrive Massimiliano Gallo sul quotidiano on line ‘Il Napolista’ – i salotti à la Bertinotti che con la moglie Lella negli anni Duemila era in testa alle classifiche romane di presenzialismo. Non c’è Che Guevara, com’è giusto che sia, c’è una sinistra contemporanea che è meritocratica e per il profitto. Sarri smette i panni del veterocomunista. Traccia una nuova via. Che poi non è nuova manco per niente, ma una certa sinistra italiana ha sempre avuto un brutto rapporto con il denaro. Maurizio Sarri non si vergogna dei soldi. Supera Achille Occhetto a Capalbio E Massimo D’Alema in barca a vela e con le sue scarpe…”.

Sarri traccia una nuova via: quella della sincerità e della non diversità della sinistra. Di fronte ai soldi siamo tutti uguali e ognuno ha un prezzo, è la banale scoperta del tecnico, la nuova declinazione del comunismo su cui perfino Marx e Nietsche, oggi, si darebbero la mano o forse, più verosimilmente, si scambierebbero un “like”.