Hosni: ero sotto cocaina, non ricordo, avevo rubato i coltelli per difendermi

Sostiene di aver rubato quei due coltelli in un supermercato della zona per difendersi, perché qualcuno voleva fargli del male. E racconta che aveva assunto cocaina quel giorno. Dice di non ricordare nulla di quando si è scagliato contro una pattuglia composta da due militari e un agente di polizia ferendoli a coltellate, Ismail Tommaso Hosni, il ventenne italo tunisino  arrestato giovedì scorso proprio per aver ferito i tre alla stazione centrale di Milano.

Nell’interrogatorio in carcere davanti al gip, Hosni ricostruisce l’episodio. E giustifica così la detenzione di quei due coltelli: “ho rubato quei due coltelli perchè in stazione c’erano delle persone che volevano farmi del male, per difendermi, ricordo che ero in stazione ma non ricordo nulla dell’aggressione, quando mi sono svegliato avevo il sangue sulle mani”. E poi aggiunge: “quel giorno avevo assunto cocaina“.

Le telecamere di sorveglianza della stazione di Milano hanno restituito secondo dopo secondo le fasi concitate dell’aggressione. Si vede Hosni camminare  e incrociare una pattuglia composta da due militari e da un agente. E proprio quest’ultimo, nel momento in cui Hosni – cappuccio della felpa nera calato in testa, mani ficcate nelle tasche – ad andare verso di lui chiedendogli i documenti. Hosni reagisce subito con quei due coltelli che teneva stretti nelle mani dentro le tasche della felpa. E si avventa verso la pattuglia. Ora assicura che li avrebbe rubati poco prima, come ha raccontato lui stesso agli agenti, in un supermercato della zona per difendersi. Ma non è escluso, invece, che stesse già pensando di entrare in azione.

Per investigatori ed inquirenti molte cose non tornano nel suo racconto e nelle sue giustificazioni. Soprattutto non torna la reazione spropositata di Hosni di fronte alla richiesta di documenti da parte dell’agente nel corso di un normale intervento di controllo. E poi, ad aggravare le cose, c’è quel profilo Facebook che lo riguarda. Lì  sono state trovate scritte e video di esaltazione dello Stato islamico. Quel che è certo è che Hosni ha tutte le caratteristiche ideali per diventare facile preda del proselitismo dell’Isis.. Nel suo passato c’è la frequentazione con il libico Ahmed Jbali, 23 anni, arrestato con lui per spaccio nel dicembre scorso e già segnalato in un documento dell’antiterrorismo per una presunta vicinanza ad ambienti integralisti.

Hosni assicura di non essere praticante, seppur musulmano. Nel corso della perquisizione personale, assieme ai vari documenti di identità – un passaporto, una carta d’identità e la tessera sanitaria – è saltata fuori anche una tessera dell'”Opera San Francesco per i poveri” di viale Piave dove l’italo-tunisino andava, qualche volta, a mangiare. Dunque cosa sarebbe scattato nella testa di questo ventenne italo-tunisino? “Sono solo, abbandonato, ero arrabbiato, esasperato e mi dispiace per quello che ho fatto”, avrebbe detto al suo difensore. Che punta ad una perizia psichiatrica. Ma per i pm c’è il concreto pericolo che il ragazzo possa colpire ancora, se scarcerato.