Guerri: fuori dal Vittoriale vendevano le t-shirt del Duce, ho aggiunto Che Guevara

Grande festa giovedì 1 giugno al Vittoriale di Gabriele D’Annunzio: ingresso gratuito fino a tarda notte, debutto della nuova illuminazione esterna, il via ai concerti Notturnale Tener-a-mente, la mostra su D’Annunzio e Pascoli e la nuova App in collaborazione con la Fondazione Ugo Bordoni per una visita del parco interattiva. Tutte novità illustrate dal direttore della Fondazione Giordano Bruno Guerri in un’intervista al Messaggero. La sua missione? Modernizzare l’immagine del poeta sul quale grava “questa maledizione della memoria per cui è protofascista, decadente, lussurioso. Un D’Annunzio deteriore”.

Guerri parla delle resistenze incontrate in questo suo impegno, delle critiche di quanti lo accusano di avere “defascistizzato” la casa di D’Annunzio. “Ho perfino fatto una battaglia con un bancarellaro fuori dall’ingresso – racconta – che vendeva solo magliette del Duce, gli ho fatto aggiungere quelle di Che Guevara, ora grazie a una legge dei Beni culturali conto di poterlo allontanare”. E si mostra più che soddisfatto dell’accordo con il parco divertimenti di Gardaland. 

D’Annunzio ha le carte in regola per poter piacere ai giovani d’oggi, purché lo si liberi dalla polvere che i manuali scolastici vi hanno depositato sopra: “Si deve far capire che D’Annunzio è esplosivo, il superuomo, oggi avrebbe 30 milioni di follower sui social, una star”.

E a chi lo accusa di avere fatto dei taglieri con i cipressi del Vittoriale replica così: “Nel 2014 abbiamo avuto una tempesta che ha abbattuto dieci cipressi, dico i cipressi su cui si appoggiava D’Annunzio, che dovevo fare? Buttarli? Li ho fatti fare a fette, li ho marchiati Vittoriale, numerati e firmati e venduti a 49 euro l’uno. Un ricordo, l’unico che si può portare via dal Vittoriale. Abbiamo incassato 50mila euro”.