Giallo su Assange: La Svezia archivia, Londra non cede: lo arrestiamo comunque

La Svezia archivia l’indagine su Julian Assange che era accusato di stupro. Ma Londra non cede. E avverte: lo arresteremo comunque nel momento in cui esce dall’ambasciata dell’Ecuador nella capitale britannica dove si era rifugiato cinque anni fa.
E’ giallo sull’estradizione del fondatore di Wikileaks. E sullo sfondo si intuisce che la Gran Bretagna intende aiutare gli Stati Uniti a mettere le mani, in ogni modo, sul giornalista che ha svelato a tutto il mondo i rapporti ultrasegreti fra le cancellerie, le relazioni fra i governi e, ancor più spesso, quello che gli Stati facevano ma che non si poteva dire. E, difatti, Wikileaks accusa platealmente la Gran Bretagna: «Cela le carte sull’estradizione agli Stati Uniti».

E’ in corso in queste ore un braccio di ferro sul destino del fondatore di Wikileaks. Che accoglie la notizia dell’archiviazione con un tweet e una sua foto sorridente. Ma non c’è molto da sorridere per il futuro.
Sono 5 anni che Assange è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador di Londra per sfuggire alla richiesta di estradizione da parte dei giudici di Stoccolma che, a suo avviso, avrebbe portato all’estradizione negli Stati Uniti per aver rivelato segreti militari e diplomatici di Washington.

La decisione della Procura svedese arriva dopo una nuova istanza d’archiviazione presentata dai difensori di Assange. Le accuse contro l’attivista australiano erano scattate in seguito alla denuncia di due donne che, dopo aver avuto rapporti consensuali con Assange, gli avevano imputato di aver tolto, a un certo punto, il preservativo. Da parte sua Assange ha sempre respinto ogni accusa negando la circostanza. E, a un certo punto, una delle due accusatrici ha poi ritirato la deposizione. Wikileaks e lo stesso Assange sostengono che si tratti di una montatura organizzata appositamente per consentire, in un secondo tempo, alla Svezia di consegnarlo agli Usa. Fatto sta che, ora, è tutto archiviato. E Assange potrebbe, a questo punto, lasciare l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Ma Scotland Yard ha avvertito: il mandato di cattura internazionale è ancora valido, non è stato revocato. E, pertanto, se Assange mette fuori un piedi dall’ambasciata scatta l’arresto.

Proprio qualche giorno fa il nuovo capo della Cia, Mike Pompeo, aveva riaperto le ostilità con Wikileaks e Assange sostenendo che l’organizzazione è «un servizio d’intelligence non statale ostile» agli Usa. Ora le parole criptiche della Gran Bretagna secondo la quale il mandato di cattura resta al momento valido – pur essendo cadute «le accuse più gravi», ossia quelle di stupro avanzate a suo tempo da Stoccolma – poiché l’attivista australiano si era a suo tempo rifiutato di presentarsi di fronte al Tribunale britannico che avrebbe dovuto decidere se estradarlo alla Svezia.