GB, allarme sondaggi per la May: il laburista Corbyn in clamorosa rimonta

L’esito delle elezioni in Gran Bretagna, fissate per l’8 giugno prossimo, non appare più tanto scontato. Secondo l’ultimo sondaggio YouGov pubblicato da The Times, il laburisti  di Jeremy Corbyn appaiono in sensibilissima rimonta, distanziati soltanto cinque punti percentuali dai conservatori del premier Theresa May (rispettivamente 38% e 43%). E’ un dato clamoroso se consideriamo che, fino a un paio di settimane fa, tra la leader dei Tories  e quello del Labour il distacco era pressoché siderale, 20 punti almeno (53 per la May, 33 per Corbyn). Alle elezioni mancano poco meno di due settimane e tutto, a questo, punto può succedere.

Il sondaggio YouGov, come riferisce Globalist, tuttavia segnala che per l’elettorato britannico i conservatori sono considerati in grado di gestire le questioni di sicurezza e difesa meglio dei laburisti e in una campagna elettorale sempre più dominata dal timore del terrorismo può essere certo un elemento a favore della May. Ma proprio il tema sicurezza offre anche un’arma polemica a Corbyn. L’altro giorno la vice-leader del partito laburista Suzanne Evans, presentando il Manifesto elettorale del Labour ha detto che la May deve “assumersi una responsabilità” per l’attacco di Manchester e per le falle in un sistema di sicurezza e ordine pubblico penalizzato dai tagli di spesa voluti dai conservatori.  Insomma, l’austerità di bilancio sottrae risorse alla sicurezza.

Ma, al di là del tema sicurezza, la May sconta la figuraccia del programma sull’assistenza agli anziani, che minacciava di far pagare ai vecchi infermi tutte le cure fino a dover vendere la casa. Una proposta che è stata ritirata dopo pochi giorni di fronte alle critiche generali.

Corbyn, dal canto suo, propone un vasto programma di nazionalizzazioni: ferrovie, poste e buona parte  del settore energetico. Il programma prevede inoltre la graduale cancellazione della tuition fee, la retta d’iscrizione all’università, che un tempo era di 1000 sterline l’anno. Il governo Blair l’ha portata a 3 mila e quello di David Cameron a 9 mila (e dall’anno prossimo saranno 9250, pari a circa 11 mila euro). Si tratta di proposte, quelle  di Corbyn,  che, in tempi di crisi e di difficoltà sociali, possono fare breccia in larghi settori del ceto medio impoverito. Particolare significativo: Corbyn è inviso ai blairiani del Labour quanto lo è  ai conservatori della May.

I mercati sembrano realmente temere una vittoria laburista e l’altro giorno la sterlina è scesa ai minimi da un mese a questa parte, spinta anche dai segni di rallentamento dell’economia. Certo è che una eventuale (ancorché improbabile)  vittoria dei laburisti tornati allo statalismo  avrebbe un rilevante significato storico. Proprio dalla Gran Bretagna, nel 1979, partì la grande onda liberista, con la vittoria di Margaret Thatcher.  Sarebbe clamoroso se, proprio dalla Gran Bretegna, dovesse partire oggi l’onda contraria del neokeynesismo.