Fumo, smettere allunga la vita e rimpingua il portafoglio: ecco di quanto

Smettere di fumare, l’ambizioso progetto che si rirpopone ciclicamente e che, puntualmente, viene rinviato, almeno dai tabagisti più accaniti, se è vero che, come riportato in un ampio seervizio da la Repubblica in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, «il fumo uccide una persona ogni sei secondi, per un totale di oltre 80.000 decessi l’anno. Nel 25% dei casi si tratta di persone tra i 35 e i 65 anni di età». E dunque, al contrario, smettere di fumare può tradursi in un guadagno incommensurabile, che può andare dai 3 ai 9 anni di vita in più.

No al fumo: la Giornata Mondiale senza tabacco

E allora, tanto per rimanere in ambito statistico-matematico, e solo per rendere l’informazione più chiara e aggiornata ai dati diffusi oggi, in occasione della ricorrenza salutista, dall’istituto superiore di sanità, il consumo delle bionde – un mercato che non conosce crisi – uccide i due terzi dei fumatori avvinti dalla seduzione del tabacco, causando ogni anno la morte di 6 milioni di persone nel mondo. E allora, la celebrazione della Giornalta mondiale senza tabacco può – e dovrebbe – rappresentare l’occasione giusta per arginare l’epudemia di tabagismo e indurre i singoli a smettere di fumare, guadagnandoci in salute e in denaro. 

Ecco quanto costa fumare, in salute e portafogli

E allora, cosiderato che sono ormai molti anni che si parla delle gravi problematiche che il fumo causa alla salute, alla fertilità e alle aspettative di vita, forse proprio la contrapartita economica potrebbe essere, in questa interminabile fase di recessione, la motivazione scatenante per dire no alle bionde. Come riportato allora, esplicativamente quanto emblematicamente il quotidiano diretto da Ezio Mauro, «è stato calcolato che un fumatore italiano in media consuma 5000 sigarette l’anno, pari a 250 pacchetti. Calcolando un costo medio di 5 euro a pacchetto in un anno spende in media 1.250 euro. In trent’anni di tabagismo spende 37.500 euro, il valore di un’auto di lusso, di venti vacanze ai Caraibi o di una prestigiosa multiproprietà». Ma davvero ne vale la pena?