Francia, alle legislative i candidati di Macron assenti in 50 collegi

Alle legislative dell’11 e 18 giugno in Francia, non ci saranno candidati di La République en Marche (LRM) in tutti i 577 collegi elettorali. Un test dunque attraverso il quale non sarà possibile valutare la crescita del nuovo movimento del presidente francese Macron.

A sottolineare il dato è Le Monde, ricordando che il movimento che fa capo a Emmanuel Macron ha presentato mercoledì una lista di 521 candidati, quasi definitiva, a meno di aggiustamenti dell’ultima ora. Per Macron, per il futuro del suo quinquennio e dei cambiamenti politici che si è ripromesso di imprimere, le elezioni di giugno sono cruciali: il capo dello stato, scrive Le Monde, deve imperativamente vincere “il terzo turno” delle presidenziali, come sono state ribattezzate le legislative e ottenere una maggioranza soddisfacente all’Assemblea Nazionale per LRM se vuole avere una possibilità di portare avanti le sue riforme. Tanto che il primo ministro Edouard Philippe si è rivolto giovedì su France Inter ai francesi per esortarli “a garantire una maggioranza di progresso” al paese.

Tra i 521 collegi individuati dai macronisti, ricostruisce Le Monde, illustrando la strategia elettorale di Macron, oltre 80 sono stati negoziati con il MoDem di François Bayrou, 30-40 dei quali considerati come conquistabili senza troppe difficoltà dai centristi. Importante è anche però la scelta di lasciare scoperte circa 50 circoscrizioni per proteggere un certo numero di ‘pesi massimi’ di destra e di sinistra dei Les Républicains o del Partito socialista non presentando un candidato in opposizione a loro.

Gesti politici, commenta Le Monde, destinati a favorire la vittoria di deputati la cui sensibilità è giudicata compatibile con il progetto del capo dello stato e che verranno chiamati, dopo il voto, ad entrare a far parte della maggioranza presidenziale nell’emiciclo. I candidati favoriti a destra sono perlopiù vicini al nuovo ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, e del sindaco di Bordeaux, Alain Juppé. Non dovrà affrontare rivali di LRM, naturalmente, Agnès Firmin Le Bodo, candidata a succedere a Edouard Philippe in Seine-Maritime. Ma anche i deputati Thierry Solère (Hauts-de-Seine), Franck Riester e Yves Jégo (Seine-et-Marne), firmatari dell’appello rivolto alla loro famiglia politica a “rispondere alla mano tesa” da Emmanuel Macron.

A sinistra vengono ‘tutelate’ almeno dieci candidature, tutt’altro che minori: nella Sarthe, Stéphane Le Foll sarà solo di fronte alla destra. Marisol Touraine, che ha appena lasciato la guida del ministero degli affari sociali e della sanità avrà mano libera in Indre-et-Loire. Altri ex ministri risparmiati saranno George Pau-Langevin e Myriam El Khomri a Parigi, Ericka Bareigts a La Réunion assieme a François Pupponi, deputato di Val-d’Oise e sindaco di Sarcelles. Protetta anche Sylvia Pinel nel Tarn-et-Garonne: il Partito radicale di sinistra che presiede si era detto pronto a collaborare con Macron e ha due ministri nel suo governo.