Firenze, svenduto agli arabi il Castello caro ai Renzi: il governo non ha soldi…

«L’attuale congiuntura economica non appare favorevole ad una spesa di tale ammontare da parte di un’amministrazione pubblica», fu la risposta del sottosegretario Borletti Buitoni Dell’Acqua, a fine 2016, quando un manipolo di senatori gli aveva chiesto lumi sul  meraviglioso Castello di Sammezzano, nel comune di Reggello, vicino Firenze. Non c’è un euro, fu la posizione ufficiale dell’esecutivo, con l’allora governo Renzi (e successivamente quello Gentiloni) che non provò neanche a strappare alle mani straniere quel gioiellino rinascimentale ispirato all’architettura orientalista. Risultato? Il Castello è finito nelle mani degli arabi, come fosse un banale triloCale al centro di Roma.

Il Secolo raccontò quello storia nel gennaio del 2017 augurandosi che andasse a finire diversamente dal prevedibile. Niente da fare: a distanza di qualche mese, come previsto, oggi dalla Stampa arriva la notizia che il Castello –  Luogo del Cuore 2016 per volontà di oltre 50 mila partecipanti al censimento del Fai – è stato acquistato dalla Dubai Helitrope Limited, che si è aggiudicata all’asta con un’offerta di 15,4 milioni di euro.

Il Castello, con 65 ettari di parco intorno,  da anni versa nel degrado più assoluto, nonostante le promesse dei politici italiani e le richieste dei vari  comitati di cittadini che hanno provato a sollevare al questione del suo  recupero o della sua acquisizione da parte dello Stato. Il Castello di Sammezzano fu edificato nel 1605 per volere degli Ximenes d’Aragona, fu poi riprogettato dal marchese Ferdinando Panciatichi tra il 1853 e il 1889 per poi finire nelle mani di ricchi imprenditori britannici. Quel monumento, nel quale si narra che i genitori di Renzi abbiano organizzato il ricevimento del proprio matrimonio, per anni è rimasto abbandonato senza che nessuno, né tra i privati né tra il pubblico, sborsasse la somma richiesta, inizialmente superiore ai venti milioni di euro.

Furono proprio i conterranei di Renzi a ventilare l’ipotesi di inserire il castello tra i potenziali beni da ristrutturare con la campagna bellezza@governo.it, con cui il governo due anni fa prometteva 150 milioni da destinare al recupero di beni in malora. Iniziativa di cui si sono perse le tracce, anche sul sito del governo. Il governo, per voce del sottosegretario alla Cultura, fece sapere che il Castello è un bene privato e non può essere sindacato dallo Stato: «L’immobile è di proprietà privata e non esistono nel codice disposizioni che ne impediscano la compravendita», spiegava la Buitoni Dell’Acqua nella risposta all’interrogazione. Fino alla notizia di oggi: il castello è degli arabi. Per una cifra da saldo estivo: 15 milioni.