Emergenza cinghiali: la Camera approva l’abbattimento selettivo

In caso di proliferazione eccessiva di una specie, gli enti parchi potranno procedere a un abbattimento selettivo, anche attraverso il reclutamento, regolato e autorizzato di cacciatori, degli esemplari in sovrannumero. Non ha avuto successo il tentativo di sopprimere l’articolo 9 della legge sui parchi in discussione alla Camera, che prevede appunto le regole con le quali le amministrazioni delle aree protette potranno intervenire per contenere il moltiplicarsi delle specie che arrecano danni alle colture. C’è chi in aula a Montecitorio ha evocato l’immagine dei cinghiali che grufolano indisturbati nei rifiuti di Roma o che se ne vanno per le strade, provocando incidenti stradali anche mortali, come peraltro già accaduto. L’abbattimento non è una soluzione, ha spiegato la deputata di Sinistra Italiana Serena Pellegrino, che ha presentato un emendamento (sottoscritto anche da Fi e Mdp) contro l’articolo 9, bocciato però dall’aula con 249 voti contrari, 87 favorevoli e 8 astenuti.

L’ente parco potrà anche avvalersi di cacciatori

“Spazziamo via ogni equivoco: nei parchi e nelle riserve naturali regionali – è intervenuto il relatore della legge Enrico Borghi – l’attività venatoria è vietata e non si può dire che stiamo introducendo la caccia nei parchi. Sull’attività di gestione della fauna selvatica, facciamo un passo avanti, rispetto alle norme attuali, stabilendo che l’ente di gestione deve redigere dei piani, con un parere preventivo e vincolante dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ), che indicano gli obiettivi della biodiversità da conservare”. “I piani per la gestione della fauna selvatica sono finalizzati al contenimento, per evitare gli impatti negativi sulla conservazione delle specie e degli habitat. Questa norma è finalizzata a rispettare l’equilibrio tra le varie specie, perchè, proprio grazie all’esistenza di aree tutelate, certe specie faunistiche si sono riprodotte in maniera eccessiva. Quindi i piani possono prevedere pratiche di eradicazione e contenimento in maniera scientifica, non sulla base del ricorso alla doppietta facile”. “Tanto è vero – ha concluso Borghi – che gli interventi di cattura e di abbattimento degli esemplari in eccesso, devono avvenire sotto la diretta supervisione dell’ente gestore, attuate da personale dipendente, da persone specificatamente autorizzate, dopo un corso di abilitazione organizzato dall’ente stesso e validati dall’Ispra”.