«È politicizzata»: l’Italia voterà no alla risoluzione Unesco su Gerusalemme

L’Italia voterà no alla risoluzione dell’Unesco su Gerusalemme. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri Angelino Alfano, parlando di «ennesima risoluzione politicizzata». La decisione del governo italiano ha riscosso l’applauso delle autorità israeliane. 

Alfano annuncia che l’Italia voterà no

«Ho dato precise istruzioni di voto al rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unesco: votare “no” contro l’ennesima risoluzione politicizzata su Gerusalemme, tra l’altro nel giorno di una importante festa nazionale israeliana», ha annunciato Alfano, aggiungendo che «la nostra opinione è molto chiara: l’Unesco non può diventare la sede di uno scontro ideologico permanente in cui affrontare questioni per le cui soluzioni sono deputate altre sedi». «Coerentemente con quanto dichiarato a ottobre noi, dunque, voteremo contro la risoluzione, sperando – ha concluso il responsabile della Farnesina – che questo segnale molto chiaro venga ben compreso dall’Unesco».

Il ringraziamento di Israele a Roma

La presa di posizione italiana è stata accolta dal ringraziamento di Israele, manifestato attraverso l’ambasciata a Roma. «Non avevamo alcun dubbio che il governo italiano avrebbe mantenuto la promessa di votare contro», è stato il commento fatto arrivare dall’ambasciata israeliana, secondo la quale quello in programma nel pomeriggio è «un voto contro un altro tentativo di distorcere la storia e negare i legami fra gli ebrei e Gerusalemme, un voto contro il tentativo di politicizzare ancora l’Unesco».

La risoluzione su Gerusalemme 

La risoluzione, presentata una prima volta a ottobre e voluta dai Paesi arabi, riguarda la protezione del patrimonio culturale palestinese, con una particolare attenzione a quello che ricade nel territorio di Gerusalemme Est. Intitolato «Palestina occupata», il testo si riferisce ai luoghi santi della Città Vecchia con il solo nome arabo. Una scelta che, di fatto, “cancella” l’identità ebraica di siti fondamentali per la religione: il “Monte del Tempio di Re Salomone”, primo luogo sacro per l’ebraismo, è indicato solo come “Spianata delle moschee”, terzo luogo sacro per l’Islam, dopo la Mecca e la Medina. Nella nuova versione questa impostazione è resa ancora più forte, con un articolo che contesta la sovranità israeliana sull’intera Gerusalemme, decretando la nullità di qualsiasi decisione presa dalle autorità di Tel Aviv sui siti della città.