«Cannabis di Stato», ora a chiederla ci si mette pure il procuratore antimafia

Legalizzare la cannabis e affidare la gestione di tutta la filiera, dalla coltivazione alla vendita, ai Monopoli. Insomma, allo Stato. L’idea non è nuova, ma ora a rilanciarla è il procuratore antimafia, Franco Roberti, che rispolvera la più classica delle giustificazioni antiproibizioniste: «Così sottrarremo spazi di mercato alle organizzazioni criminali». 

Toghe per la «droga di Stato»

«Deve essere lo Stato nella sua centralità, e in via esclusiva, a occuparsi di coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis e dei suoi derivati. Così sottrarremo spazi di mercato alle organizzazioni criminali come ‘ndrangheta e camorra, o ai clan nord africani, afgani, albanesi», ha detto Roberti in un’intervista a Repubblica, che arriva dopo una presa di posizione simile del pm napoletano Henry John Woodcock. Ma guai a parlare di «partito dei magistrati» a favore della legalizzazione e di resa dello Stato. Roberti rifiuta entrambe le letture, parlando di «pareri rispettosi» da parte delle toghe e di necessità di «stilare le priorità» da parte delle istituzioni.

Gli anti-proibizionisti esultano

Le parole di Roberti hanno dato la sponda agli antiproibizionisti per chiedere una accelerazione sulla legge giù depositata in Parlamento per la legalizzazione della cannabis. Per Arturo Scotto del Movimento democratici e progressisti le parole di Roberti «rappresentano una svolta storica», perché «la legalizzazione della cannabis non è più un tabù». Per il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, poi, Roberti conferma che «la legalizzazione della cannabis rientra perfettamente in questa strategia (di lotta alla criminalità organizzata, ndr) e ha oggettive e superiori ragioni di urgenza».

«I magistrati facciano bene il loro lavoro»

«Anche i bravi magistrati ogni tanto dicono sciocchezze», ha però sottolineato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, per il quale «legalizzare le sostanze stupefacenti non serve a nulla, allarga solo la platea di chi ne fa uso». «Dire che con la legalizzazione e con la gestione da parte dello Stato si batte la malavita, si battono i clan, è una stupidaggine. Altri magistrati la pensano in maniera totalmente diversa», ha ricordato ancora l’esponente azzurro, invitando le toghe a «fare bene e unicamente il loro mestiere» e «a combattere con decisione e determinazione i clan, piuttosto che pensare a legalizzare la cannabis».