Dopo 18 anni e 363 milioni spesi, si scopre che la Nuvola di Fuksas è larga…

Diciotto anni di progettazione e lavori, i costi lievitati fino a 363 milioni di euro, un’inaugurazione a beneficio delle telecamere, il 29 ottobre 2016, alla presenza dell’ex premier Matteo Renzi, del sindaco di Roma Virginia Raggi e dell’architetto Massimiliano Fuksas in una trionfale diretta su Rai 1. Sei mesi dopo il varo in grande stile della “Nuvola” dell’Eur, si scopre che c’era un piccolo, ma insidiosissimo, errore di realizzazione: uno spostamento di due metri rispetto ai confini dell’opera stessa. La scoperta l’ha fatta “Repubblica“, con un lungo articolo nel quale parla di vero e proprio “pasticcio finale”. «L’edificato non combacia con il permesso di costruire. Per una serie di errori c’è stata una traslazione, uno spostamento dell’intero complesso di circa due metri. Due metri che assumono proporzioni importanti, dato che restringono viale Europa, una delle quattro strade che confinano con il Nuovo Centro Congressi». Non è proprio un errorino marginale, secondo “Repubblica“. «Non si tratta solo di un evidente intralcio al traffico, ma dell’interruzione della visuale prospettica dall’Archivio Centrale di Stato alla basilica dei Santi Pietro e Paolo, ai due estremi del lungo viale tutelato a livello architettonico e urbanistico dalla Sovrintendenza di Stato, così come tutto il quartiere Eur».
In otto anni, a quanto pare, nessuno s’è accorto di nulla. Il comune di Roma, al momento, tace, ma ha due possibilità: accettare la variazione e il restringimento di carreggiata e viabilità o procedere a una demolizione del marciapiede nella parte eccedente. Secondo Repubblica è allo studio anche una terza soluzione che prevede un passaggio sopraevelevato per i pedoni. In ogni caso, altri soldi da spendere, dopo tutti i finanziamenti arrivati quest’anno. «Basta posizionarsi su viale Europa poco prima del Nuovo Centro Congressi (dal lato dell’albergo, la Lama) e seguire la linea di mezzeria della carreggiata. Si crea una strettoia in contiguità con il nuovo edificio: ma l’ingombro non è solo costituito dalla recinzione del cantiere. È il nuovo marciapiede, già arredato da alberi e lampioni, ad occupare buona parte del viale. Inammissibile pensare che la gente debba camminare in fila indiana davanti a una struttura che si propone come un gioiello dell’architettura capitolina, peraltro in una via dove il resto dei marciapiedi sono larghi almeno 3 metri», scrive il quotidiano romano.