Divorzio, la rabbia delle ex mogli e la delusione dei padri separati

Una sentenza di civiltà, che tiene conto dei cambiamenti sociali e assesta una spallata alle rendite parassitarie, o un pronunciamento che rischia di indebolire ancora di più chi è già debole? Della sentenza della Corte di Cassazione che ha indicato nuovi criteri per l’assegno al coniuge debole in caso di divorzio, per ora, si può dire solo che ha avuto il merito di scuotere delle acque stagnanti da troppo tempo. Ma appare evidente che non esaurisce la questione e, anzi, allo stato attuale, rischia di esacerbare situazioni già complicate, con «studi legali presi d’assalto», come riferisce il Corriere della Sera, da ex mariti che vogliono la revisione degli assegni.

La Cassazione mette in allarme le mogli

L’allarme sui possibili risvolti negativi viene soprattutto dalle donne, che, come ha ricordato l’avvocato Elisabetta Alberti Casellati, «sono praticamente sempre le più deboli economicamente in una coppia». «Sono le donne che si sacrificano sempre per i figli, per il marito, si sa che è così in ogni famiglia», ha sottolineato ancora l’avvocato, intervistato dal Giornale. La testata, inoltre, ha dato voce al Forum delle associazioni familiari, secondo cui «nel caso di famiglie della media e piccola borghesia, il coniuge debole, ad esempio una moglie che ha dedicato la vita alla famiglia, rischia di trovarsi in una situazione di povertà» o, peggio, «molte mogli accetteranno di subire soprusi pur di rimanere sposate».

L’ex signora Grilli contro il cliché delle “mantenute”

Il tema di una vita dedicata alla famiglia, rinunciando alla propria affermazione personale, però, sembra attraversare trasversalmente le classi sociali. «Ho avuto 500mila euro, poi più niente. È quanto guadagnano ogni anno i miei compagni della London Business School, laureati con voti inferiori ai miei», si è lamentata Lisa Lowenstein, meglio nota come ex moglie dell’ex ministro Vittorio Grilli. La sentenza della Cassazione riguarda lei, che in un’intervista a Repubblica ha spiegato perché la sue non fossero richieste da “mantenuta”. «Come moglie ho contribuito in maniera determinante alla ricchezza del mio ex marito. Lo ho sposato che era un ricercatore universitario, siamo cresciuti insieme», ha raccontato ancora l’ex signora Grilli, entrando poi nel dettaglio di come ha supportato la scalata al successo di quello che allora era suo marito. 

Quando il divorzio “strozza” i padri separati

Ma la questione degli assegni non riguarda solo le mogli: come è noto, per gli uomini è stata così enorme da fare dei padri separati – complice anche la crisi – una categoria delle nuove povertà. A dare voce agli ex mariti è in queste ore Angelo Mellone, dirigente Rai e conduttore del programma Top – Tutto quanto fa tendenza. «Non voglio dire che sono povero, però sopravvivere è una battaglia quotidiana», si è sfogato Mellone, portando sulle colonne del Giornale una denuncia che da tempo porta avanti sulle sue pagine social. «Oltre due terzi del mio stipendio vanno dall’altra parte. Tra metà del mutuo, mantenimento dei figli e spese straordinarie che sono tali solo per il vocabolario, mi rimangono sì e no 700-800 euro al mese», ha raccontato ancora Mellone, spiegando che il suo primo cruccio è il fatto di non poter garantire ai figli lo stesso tenore di vita che hanno quando stanno con la madre, con la quale vivono «in una reggia di 300 metri quadri». 

Un dibattito aperto

Come uscirne dunque?  Massimo Gramellini, nella sua rubrica sul Corriere della Sera, partendo dal presupposto che «l’autosufficienza non può essere sufficiente come criterio», suggerisce di «integrarla con il riconoscimento del mestiere di madre». Per l’avvocato Alberti Casellati, invece, «bisognerebbe considerare gli anni di matrimonio passati insieme», mentre Mellone, sulla base della sua esperienza personale, indica la strada del «buonsenso». «Quando ci siamo separati, il magistrato è stato chiaro: cercate di vendere quella casa gigantesca, così da riequilibrare la situazione», ha raccontato, precisando però che «poi quella toga comprensiva, di buonsenso è andata in pensione» e quella indicazione che avrebbe potuto rendere meno gravosa la separazione è rimasta lettera morta.