Destra e cantautori: Guccini piace alla Meloni, Salvini adora De André

Il quotidiano di Genova, Il Secolo XIX, ovviamente lo ha notato e commentato: ci riferiamo al fatto che Matteo Salvini, approdato nel capoluogo ligure tra le solite polemiche (doveva andare nella storica sede dei camalli ma poi ha optato per un hotel) ha scelto un testo di Fabrizio De André, Creuza de ma, come sottofondo del convegno sul Lavoro cui è intervenuto. In fondo perché stupirsi visto che si tratta di una canzone cantata in genovese, e che la Lega ha sempre difeso i cosiddetti “dialetti” conferendo loro pari dignità con l’italiano? 

In ogni caso il leader della Lega ha voluto spiegare il perché della sua passione per Faber ricordando di essere cresciuto a «pane, Milan e De André» e confidato di recarsi quando può al cimitero di Genova, Staglieno, sulla tomba di De André. Il repertorio di questo artista così rappresentativo della tradizione cantautoriale italiana non è del resto etichettabile politicamente.

L’unico elemento che rispecchia la sua personalità è che si trattava di uno spirito libero e libertario il che è troppo poco per acquisirlo stabilmente a una parte politica. Ma Il Secolo XIX prova a dare una spiegazione ideologica di questa passione salviniana: “L’unica risposta che tiene tutto insieme è che gli amori giovanili restano scolpiti. Salvini da ragazzo frequentava il centro sociale Leoncavallo e poi i “comunisti padani”, quindi la Lega. E’ nato bombarolo ed è diventato doganiere. Ma qualcosa rimane e sopravvive…”.  

Non è la prima volta che i media si stupiscono per i gusti musicali di personalità di destra: appassionò i giornalisti anche la “rivelazione” di Giorgia Meloni che, al pari dell’ex ministro Mariastella Gelmini, confidò di amare molto le canzoni di Francesco Guccini. Uno scandalo? Macché. Guccini in veste di reazionario ci sta benissimo: non a caso in un album del 1972 metteva la foto dei bisnonni e lo intitolava “Radici” e di recente ha dato alle stampe “Il piccolo manuale dei giochi di una volta”, viaggio serissimo tra i passatempi dei ragazzini degli sgarrupati anni Cinquanta che stavano per lasciare spazio al boom economico e dove trovi istruzioni per fabbricare una trottola o un carrettino o una spada di legno.

Anche queste passioni musicali di Salvini, che si vorrebbero un po’ “eretiche” rispetto alla sua collocazione politica, sono tutt’al più la riprova che la musica non si può imprigionare in uno schema e che è oltre. Anche al di là di destra e sinistra.