De Bortoli affossa la Boschi: «Chiese a Unicredit di salvare Banca Etruria»

Più che un libro, è un botto di quelli capaci di far venir giù un palazzo. Un vero scoop, soprattutto se il “palazzo” in questione ha le celebrate sembianze di Maria Elena Boschi, già ministro per le Riforme (bocciate) ed attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La Boschi è sta a lungo sulla graticola per via della vicenda del crac di Banca Etruria, di cui suo padre era vicepresidente. Gli avversari politici le addebitavano un conflitto d’interessi tra la sua funzione di ministro e i provvedimenti adottati dal governo per salvare dal fallimento l’istituto di credito.

L’ex-direttore del “Corsera” lo scrive nel suo ultimo libro

Mai nessuno, però, aveva potuto mai provare il benché minimo intervento o semplice interessamento della Boschi per la banca di papà. Tanto è vero che la vicenda è scivolata pian piano nel dimenticatoio. Fino a quando – ed è notizia di queste ore – a farla nuovamente deflagrare non ha provveduto l’ultimo libro di Ferruccio De Bortoli, “Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo“, edizione I Fari, in uscita il prossimo 11 maggio e citato dal sito Huffington Post, diretto da Lucia Annunziata. Vale la pena riportarne integralmente il passaggio dedicato alla vicenda Banca Etruria: «L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere».

Ora la Boschi deve chiarire. O dimettersi

Un atto d’accusa in piena regola che conferma i sospetti che all’epoca si erano addensati sulla Boschi, ma che finiscono per lanciare un’ombra decisamente sinistra sul cosiddetto Giglio Magico, come viene definito il potente giro di relazioni toscane con al vertice Matteo Renzi. Scontato, quindi, che ora si cerchi di capirne di più. Le reazioni non si sono fatte attendere: «Se non si dimetterà, la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia», avverte via Facebook il grillino Alessandro Di Battista. Questa volta è difficile dargli torto.